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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: welfare mix
MessaggioInviato: lun, 29 set 2008 - 3:09 pm 
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qualcuno sa se esiste un testo che tratti del welfare mix italiano in modo completo e approfondito??
nei tetsi universitari o comunque nelle dispense che ti propinano ci sono solo panegirici alla legge quadro, critiche feroci al federalismo e capitoloni di storia italiana composti di una serie di date e relativi avvenimenti, senza contestualizzazioni.
leggerei davvero volentieri un libro che trattasse il tema in modod completo!!


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 Oggetto del messaggio: Re: welfare mix
MessaggioInviato: mer, 01 ott 2008 - 11:48 am 
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Cara Sekywa,

siccome il "welfare mix" è un'invenzione e non una realtà, almeno in Italia, è normale trovare chi ne parla in maniera enfatizzata e chi lo critica.

Ugo

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Ugo Albano

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 Oggetto del messaggio: Re: welfare mix
MessaggioInviato: gio, 02 ott 2008 - 11:59 pm 
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questo poco ma sicuro, però mi piacerebbe trovare una trattazione del tema che sia il più neutra possibile..anche se la si prende solo come complesso teorico bisognerà pur descriverla nelle sue parti, no??certo se la si prendesse anche nel suo lato pratico sarebbe meglio, ma secondo me è solo in questo punto che si scatenano le polemiche derivanti da diverse visioni di come il welfare mix si deve esplicare..è un po' come un modello teorico credo..si specificano gli approcci cui fa riferimento e si descrivono le linee per la pratica, poi tutte le discussioni si fanno sull'applicazione teorica in un contesto specifico o per un particolare target..no??


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 Oggetto del messaggio: Re: welfare mix
MessaggioInviato: ven, 03 ott 2008 - 8:37 am 
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Eh, ho capito, ma il problema è proprio questo: stiamo parlando di un supposto modello che non è decollato e che in letteratura alcuni autori (studiosi ,....gente che non ha mai visto in faccia un servizio alla persona.........) ritengono la verità.

Il tema specifico è la dimostrazione dell'approccio non scientifico (specie dell'università) sul servizio sociale.

IN TUTTO IL MONDO prima si teorizza una cosa, poi la si mette in pratica, se funziona bene (nel senso che l'efficacia attesta la bontà teorica), se non funziona la si cestina.

IN ITALIA, Paese di anarchia del pensiero ciò non funziona, i politici parlano di welfare senza neanche sapere cos'è, l'università iperteorizza senza pratica e VI CREA UN SACCO DI CONFUSIONE nella capoccia, il linguaggio che ne consegue diventa una babele. Per non parlare del fatto che vi prepara all'incompetenza..............

PER QUANTO MI RIGUARDA io ho lavorato all'estero nel welfare-mix e so cos'è. Il problema è che in Italia se il welfare-mix dev'essere un'accozzaglia di servizi allo sbando e senza personale col volontariato, con i precari o con la cooperazione mano-longa del politico di turno e con soldi che non ci sono nei Comuni, oppure con aa.ss. che fanno i bancomat secondo gli umori di quel sindaco o assessore, io non ci sto. Se poi vedo che alcuni studiosi teorizzano le reti ed ipotizzano addirittura che il "problema sociale" non esiste e che quindi che ci stanno a fare gli aa.ss., beh, io non starei neanche a perdere tempo con teorizzazioni -non dico fantasiose- ma semplicemente non scientifiche.

Il problema è che un welfare non è solo monetario, ma di servizi. Ciò significa che ci vogliono professionisti seri e preparati, e ciò richiede una politica di storno dall'assistenzialismo alle politiche attive. Il welfare-mix non può essere una "sovrastruttura culturale" per legittimare contenimenti di spesa, in più con la grande bugia che i soldi li spendono pure, ma male.

Più terra terra: prima del welfare-mix ci vuole il welfare. In ogni welfare moderno ci sono gli assistenti sociali e non gli "operatori". Siccome su queste ovvietà (all'estero) in Italia non ci capiamo, anzi all'università vi indottrinano in malo modo, ne consegue che si vuole assumere come scientifico una semplice "speculazione teorica", tra l'altro pur negando che non sta funzionando.

Ma non hai altri temi su cui sfogare la tua voglia di sapere, Michela? Le "politiche" passano, ma le competenze restano e te le porti ovunque tu vada. Approfondisci e struttura queste ultime. E' un mio consiglio fraterno.

Ugo Albano

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 Oggetto del messaggio: Re: welfare mix
MessaggioInviato: ven, 03 ott 2008 - 12:07 pm 
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le mie preoccupazioni in realtà sono di diversa natura. ho paura, diciamo certezza, che l'università sia troppo distante dalla realtà lavorativa e pratica e che non prepari affatto a ciò, ecco perchè chiedo di tutto e di più in continuazione!!non voglio essere l'ennesimo incompetente che lavora, preferisco starmene a casa.cerco di fare quante più letture posso, di informarmi di capire la realtà: secondo te quei 4 libri di metodi e quello di politica sociale mi basteranno per lavorare??ovviamente no, non sono neanche un millesimo di quello che mi serve!
io vorrei arrivare al mio primo giorno di lavoro con delle competenze professionali (di cui abbiamo già parlato e in base alle quali io ragiono anche se poi l'utente credo voglia toccare con mano il servizio, sarà brutto dirlo ma è così, andrebbe cambiato anche questo forse..) abbastanza sostanziose ma anche con un senso di realtà che ora non ho, purtroppo è mio grande limite!se non so da chi vengono fornite le prestazioni, chi le paga e così via dove vado??ecco perchè ho il cruccio del welfare mix..se non capisco i rapporti tra stato, mercato, famiglia e terzo settore posso essere anche la più brava del mondo a fare i colloqui con gli utenti, a coinvolgerli nel percorso ad applicare metodi innovativi con un alta centralità della persona..ma se poi, per dire, non so neanche dove sta di casa un voucher il mio aiuto si ferma alla "chiaccchierata"!quando il mio intervento richiede di passare all'attivazione di risorse presenti sul territorio non posso avere un perenne punto interrogativo in testa, nè andare a chiedere ai colleghi!anche perchè, se mai mi dovesse capitare la disgrazia di lavorare nel pubblico, più ne sai e più riesci ad arginare tentativi indegni (al limite dell'illegale, oserei dire) del politico di turno di fare ingerenze nel tuo lavoro!!
forse il mio modo di pensare e di conseguenza di fare è sbagliato..però io tendo a prendere quante più informazioni possibili prima di fare una cosa e questo in tutto..negli esami, nei viaggi, anche nell'imminente corso di formazione prima del quale sicuramente ripasserò per avere idee più chiare!!non ci si deve far cogliere alla sprovvista per quanto possibile, soprattutto se si sanno i propri limiti!e dato che il mio limite è non captare il senso di realtà che sta dietro alle politiche mi sento altamente impreparata al lavoro!un testo per l'esame non esaurisce informazioni o curiosità in merito, ecco perchè ne chiedevo uno!tartassare di domande te o chi di turno può andar bene, ma vorrei informazioni ricavate da altri tipi di fonti (testi riviste etc etc).
anche un domani quando finirò l'università di certo non correrò a fare la specialistica finchè non vedrò una razionalizzazione dei programmi!e contestualmente, mi preoccuperò di scegliere bene il mio lavoro se non sarà subito come as perchè poi appare sul curriculum e dipende da chi lo leggerà in seguito (in pratica dovresti sapere prima dove andrai in futuro per poi scegliere il lavoro): secondo te vengono valorizzate abbastanza le competenze che una persona acquisice nei diversi lavori svolti??la cassiera ti permette di stare a contatto con le persone e di manovrare denaro quindi un posto di responsabilità, per cui il tuo caporeparto deve esser sicuro di avere una persona fidata; se fai volontariato probabilmente entri in contatto con altre associazioni, con il comune in cui ti trovi (un pezzetto di welfare mix).ma tutte queste cose quando mai le leggono??quanto si analizza l'esperienza che sta dietro alla mera dicitura??io assumerei un as che ha fatto esperienza di welfare mix in tutt'altro lavoro nel senso di essere abituata ad avere contatti con soggetti di diversa natura; se in italia ci raccontiamo la storia della teoria che viene messa in pratica distorta e contorta, ci raccontiamo quella della notte dei tempi!
secondo me, come dici tu, le competenze sono fondamentali, sono quele che distinguono un as dall'altro (anche perchè, a mio avviso, ognuno le approfondisce in base a personalissime propensioni e quindi saranno competenze sentite, profonde e radicate) però ogni as fin dalla formazione deve essere in grado di avere un panorama più ampio possibile dei metodi, degli approcci di riferimento e delle politiche, anche se poi in italia queste non vengono messe in atto..è proprio qui che secondo me sta la forza dell' as che le conosce, poterle mettere in atto in parte, nel suo piccolo, migliorando il servizio di cui fa parte o semplicemente offrendo, in prima persona, una migliore qualità ai suoi utenti.va bene la teoria che deriva dalla pratica, e questo in qualsiasi lavoro..però anche fare una teoria per la pratica non è male, no?poi se è pessima o impossibile da attuare la scarti, se trovi congeniali alcuni tronconi li metti in atto e li adatti al tuo metodo, se è perfettamente adattabile il gioco è fatto.
però mentre una teoria che riguarda la professione un as, secondo me, può o meno degnarla di considerazione a seconda dei valori e delle considerazioni che guidano il suo operato, una realtà, per quanto castello di carte o carrozzone sia (come del resto tutto in italia) va affrontata: il mercato c'è, la famiglia è fondamentale, lo stato con i suoi casini è pregnante e il terzo settore viva dio c'è anche se potrebbe esserci meglio...ecco se non capisco i collegamenti tra queste sfere, io un domani con l'utente posso chiacchierarci quanto voglio..quando poi devo implementare con lui il progetto concordato dove metto mano?anzi, mi vien da pensare, quale progetto se non so i livelli superiori e inferiori al mio, a chi mi devo rivolgere etc etc??
un prof una volta liquidò tutti dicendo che non era possibile fare un elenco di tutte le risorse che un as può usare (complimenti x lo sforzo!!) e che tanto ci sarebbe stato chiaro con il tirocinio..ecco appunto..
capisci ora perchè voglio capire, sapere, sviscerare il tutto PRIMA di lavorare??


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 Oggetto del messaggio: Re: welfare mix
MessaggioInviato: ven, 03 ott 2008 - 12:44 pm 
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AHHHHHHHHH, MICHELA!!!!!
:o :D :o :D :shock: :shock:

Datti una calmata e sii più ottimista sul futuro. Ho capito che sei ansiosa di poter fare bene l’assistente sociale in futuro (magari i tuoi coetanei studenti fossero così!), ma non è solo leggendo i libri che si sviluppano competenze. Nel processo di professionalizzazione dello studente (come spiego nel mio libro,…a proposito, se proprio vuoi comprendere queste molle, leggitelo, visto che ti piace leggere!) è importante ANCHE il fare. Fatti il tirocinio, fatti gli stage, fatti il volontariato, fatti un corso specifico, fatti cioè un’idea di cosa significa lavorare nelle relazioni.

La competenza non vuol dire conoscere il contesto. Oggi c’è un welfare (che è un casino……….), dieci anni fa ce n’era un altro, tra dieci anni Dio sa che ci aspetterà………… ma che te frega? Quel che resta è la competenza. Per esempio, se ti interessa il counseling, fatti ‘sto corso, approfondisci poi con altri corsi e con libri quest’aspetto,….tra dieci o venti anni, mix o non mix, saprai gestire efficacemente un colloquio. E ti pare poco? E’ centrale nella vostra professione! Perché le chiami chiacchiere? Mio Dio, ma che cosa (non) vi insegnano a questa università?

Guarda al medico: che gliene frega di studiare l’organizzazione dell’ospedale o la legislazione sanitaria, a lui interessa saper operare e fare terapie. Se egli, sempre per esempio, se ne va all’estero e dopo anni ritorna in Italia, sempre operazioni fa e sempre terapie prescrive.

E’ chiaro il concetto?

Il problema alla base (Colaianni su ciò ti farà il lavaggio del cervello) è il bisogno di definire l’oggetto cognitivo del servizio sociale. Per lui è l’insieme delle competenze della persona. Per altre scuole di pensiero è l’assolvimento del compito, l’esecuzione delle azioni, l’uscita dal proprio star male…………………

L’oggetto del servizio sociale NON E’ l’organizzazione. Questa cambia di continuo.

L’organizzazione è (forse) l’oggetto cognitivo del sociologo, comunque lo è dell’assistente sociale specialista (in teoria).

Comunque dietro le tue parole vedo un gran bisogno di orientamento. Se mi contatti direttamente è meglio. La mail è: ugo.albano@libero.it

Ah: mesaggi brevi e concisi! :lol: :lol:

Ugo Albano

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 Oggetto del messaggio: Re: welfare mix
MessaggioInviato: ven, 03 ott 2008 - 9:13 pm 
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ahaha, hai proprio ragione, scrivendo non mi ero accorta di quanto fosse lungo!sono una grafomane!!non ho altri a cui chiedere se non il forum, vi è capitata una bella gatta da pelare!
beh ovviamente chiamare chiacchiere il colloquio non voleva assolutamente essere dispregiativo della pratica, era solo un modo per dire che quella io la considero una parte, ovviamente importante e fondamentale del lavoro (tanto da utilizzare alcune tecniche anche con i miei). è vero, l'esempio del medico è assolutamente calzante, è che a me sembrerebbe di lavorare in un palazzo pensando di stare in una villetta, senza avere coscienza dell'esistenza nè dello scantinato nè dell'attico! a me piacerebbe aver coscienza anche di dove passano i fili della corrente!fuor di metafora, forse è maniacale, è verissimo che le realtà cambiano, forse dipenderà anche dalla mia assoluta ignoranza in materia legislativa dovuta ai miei studi scientifici (lacuna che intendo colmare ma credimi non so da dove cominciare) però vorrei sapermi muovere agilmente al di fuori del rapporto con l'utente (posto ovviamente che questo lo sappia fare) anche perchè chi fa da se fa per tre!per essere un vero professionista vorrei mettere in campo le più disparate competenze: quelle di michela come persona con i suoi 1000 interessi, dell' as come professionista dell'aiuto e poi tutta una serie di competenze che riguardano la conoscenza profonda di quello che c'è oltre il rapporto utente-as.
stavolta ti faccio un esmpio io: sono un grafico, faccio un progetto per una pubblicità e lo invio in tipografia. se non so come funziona la tipografia presso la quale invio il lavoro, i parametri delle sue macchine, la prassi usata da quel tipografo potrò anche essere un ottimo creativo ma rimango uno che sa far bene il proprio lavoro senza guardar oltre il proprio naso!!risultato??il lavoro viene mandato indietro e io ci devo rimettere le mani per ricalibrare il tutto.
io non voglio rimetterci le mani, perchè li non si tratterebbe di me, ma di persone in difficoltà.fosse roba mia poco male, ma io voglio partire con nozioni, conoscenze e fondamentalmente competenze che mi permettano di svolgere il lavoro in modo lineare trasparente e senza intoppi in primis per la gente che bussa alla mia porta, poi di riflesso alla struttura etc etc.
la mia mail è sekywa@libero.it sarò felicissima di ricevere qualsiasi consiglio..ti sono sembrata pessimista circa il futuro??
io lo vedo abbastanza roseo, credo di essere tra le poche che dice che l'as è una professione colorata, solare e fantasiosa!!


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