Eliminazione esame di stato

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Jack
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Eliminazione esame di stato

Messaggio da Jack »

Salve a tutti. Pensavo potesse essere interessante discutere sulla possibilità ventilata dal ministro dell'università e della ricerca di eliminare l'esame di stato e rendere abilitante alla professione la laurea in servizio sociale. Personalmente sono una matricola al primo anno, quindi a livello di tempistiche non so se la cosa influenzerà il percorso o se sarò tenuto a fare l'esame di stato. Dal mio punto di vista però la proposta potrebbe rivelarsi utile nell' accelerare l'ingresso nel mondo del lavoro, ma d'altra parte non sono sicuro che 3 anni siano sufficienti per prepararsi ad affrontare una professione così complessa. Voi cosa ne pensate?

Qui l'articolo che spiega la proposta: https://www.google.com/amp/s/www.fanpag ... stato/amp/
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Nazg
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Re: Eliminazione esame di stato

Messaggio da Nazg »

Secondo me avere i 5 anni è importante per una formazione completa.
Se ci fosse un ciclo unico si riuscirebbe ad avere anche un piano di studi più organico e senza doppioni.
Risolverebbe anche la questione di coloro che accedono ad oggi con altre lauree triennali e che non hanno avuto modo di sperimentarsi nel tirocinio.
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indeciso
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Re: Eliminazione esame di stato

Messaggio da indeciso »

Sì sì, facciamo 5 anni, anzi 5 sono ancora pochi, per carità; dopo mettiamoci pure un bel tirocinio di 36 mesi e un esame di Stato di 4 prove… Volesse mai che in Italia ci adeguiamo al resto d'Europa, ove si accede all'università a 17-18 anni e 3 anni dopo ci si ritrova ingegneri?
Vanifichiamo un altro po’ la riforma universitaria, che nelle intenzioni dichiarate da Berlinguer, Zecchino e De Mauro avrebbe dovuto adeguarci al resto del mondo civile RIDUCENDO la durata degli studi universitari e l’ingresso del mondo del lavoro e non incrementandolo sine die come di fatto è stato. Che poi per ironia della sorte quella riforma pan-europea, promossa dal Consiglio d’Europa (che, per chi non lo sapesse, non c’entra niente con l’Unione europea), prende il nome da una città italiana, Bologna — la riforma si chiama «processo di Bologna» — perché per concertarne il principale trattato fu scelto come simbolo quello che è asseritamente l’ateneo più antico del continente, l’Alma mater studiorum Università di Bologna. L’Italia fu anche il primo stato europeo ad attuarla: era già a regime nell’anno accademico 2001-2002 dopo un solo anno di sperimentazione in alcune sedi-pilota limitatamente ad alcuni corsi, mentre in tutto il resto d’Europa l’implementazione della riforma è partita diversi anni più tardi (solo in Confederazione elvetica e Stato della Città del Vaticano cominciò ad essere attuata uno o due anni più tardi, ma solo nelle università che volontariamente decisero di farlo: guardacaso cominciarono l’Università della Svizzera italiana e le maggiori università pontificie situate a Roma e nessuna di quelle situate fuori dall’Italia) ed è stata graduale (nel senso che i due ordinamenti hanno continuato a coesistere per diversi anni con facoltà per gli immatricolandi di optare per i corsi ante riforma o quelli di nuova istituzione, laddove da noi anche nell’anno di sperimentazione i vecchi corsi furono riformati o disattivati e potevano proseguire gli studi secondo il previgente ordinamento, ad esaurimento, solo quelli che si erano immatricolati precedentemente).
Vedo che restare indietro rispetto agli spagnoli, ai francesi e ai tedeschi, per non parlare dei britannici e degli irlandesi, che a 20-21 anni insegnano nella scuola secondaria o fanno gli avvocati, vi piace proprio!
Ora non ve ne venite con la storia che i nostri ragazzi in quelle fasce di età sono immaturi, per cortesia, perché sarebbe inversione della relazione causa-effetto.
Risolverebbe anche la questione di coloro che accedono ad oggi con altre lauree triennali e che non hanno avuto modo di sperimentarsi nel tirocinio.
Questo è un problema che hanno tutte le professioni regolamentate ad eccezione di quelle strictu sensu sanitarie.
Alcuni esempi:
- professione di dottore commercialista. A questa professione si può accedere con lauree magistrali di classe LM-56 (Scienze dell'economia) e di classe LM-77 (Scienze economico-aziendali). Se credi che per accedere a corsi di laurea magistrale di questa classe sia necessario avere necessariamente una laurea di classe L-18 (Scienze dell'economia e della gestione aziendale) o di classe L-33 (Scienze economiche), credi male. Personalmente ho conseguito una laurea magistrale di classe LM-77 senza avere, di base, una laurea economica e/o aziendale. E ho avuto accesso senza debiti formativi. Attualmente le seguenti università consentono di accedere senza obblighi formativi aggiuntivi ad almeno un corso LM-56 o LM-77 con una laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali (L-36) o in Scienze dell'amministrazione e dell'organizzazione (L-16): Bologna Roma Sapienza, Roma Tre, Roma Link campus, Milano Statale, Milano Cattolica, Milano Bicocca (la lista è esemplificativa e non esaustiva). A tutti e 4 i corsi LM-77 dell'Università di Torino e a 3 corsi LM-77 degli svariati attivi presso l'Università di Modena e Reggio Emilia è possibile anche con lauree in Scienze giuridiche (L-14), in Scienze della comunicazione (L-20), Sociologia, Lettere, Mediazione linguistica, Lingue e culture moderne e altre classi umanistiche. Alla Mercatorum è necessario avere una laurea L-18, L-33, L-15 (Scienze del turismo) o L-16 (Scienze dell'amministrazione e dell'organizzazione), ma per chi possiede un'altra laurea c'è da recuperare al massimo 12 crediti in àmbito aziendale, 6 in àmbito giuridico, 6 in àmbito statistico e 6 in àmbito economico (al 90% un laureato in Scienze politiche deve recuperare solo quelli aziendali, talvolta nemmeno; un laureato in Scienze giuridiche tipicamente deve recuperare solo quelli aziendali e quelli statistici. Un laureato in Scienze dell'amministrazione, ai quali non sono richiesti, non necessariamente li ha maturati tutti, e non è improbabile che un laureato in Scienze del turismo — classe che annovera corsi a indirizzo economico o manageriale come alla Federico II e alla Pegaso, ma anche a indirizzo spiccatamente umanistico come alla Suor Orsola Banincasa — non ne abbia conseguito neanche uno).
Non solo: durante il corso di laurea magistrale LM-56 o LM-77 è possibile svolgere, sin dal primo anno, parte del praticantato per l'accesso all'esame di Stato per ottenere l'abilitazione alla professione di dottore commercialista. A tal fine è sufficiente applicare la convenzione tra l'ordine territoriale e il proprio ateneo. Tutti gli atenei ne hanno una; solo alcuni di essi (non la Mercatorum) subordinano la possibilità di svolgere il praticantato in convenzione a chi abbia conseguito una laurea L-18 o L-33 e/o abbia sostenuto determinati esami; la convenzione-quadro del Consiglio nazionale non lo prevede come obbligo. Se il tirocinio è svolto in convenzione (alla Mercatorum addirittura se lo si comincia dopo il conseguimento della laurea magistrale), si è esonerati dalla prima prova dell'esame di Stato.
Per la cronaca, nel mio gruppo studio LM-77 c'erano anche laureati in Filosofia, Fisica, Informatica, Matematica, Ingegneria, Chimica, Scienze biologiche e Scienze ambientali. Veramente di tutto.
Ah, dimenticavo: alla Lum, all'UniTo all'Unimore, se non si possiede una laurea che consente l'accesso senza OFA (e la lista di quelle che lo permettono è, come visto, davvero lunga), per recuperare l'OFA basta superare un semplice test di ingresso (variamente denominato a seconda della sede, ma quello è).
- professione di consulente del lavoro. Per questa professione è necessario possedere una laurea giuridica, politica ed economica OPPURE una laurea magistrale giuridica, politica o economica anche se conseguita dopo una laurea diversa.
- professione di revisore legale (già revisore dei conti, noto anche come revisore contabile e da non confondere con l'esperto contabile). Per questa professione è necessario possedere una laurea di classe L-18 o L-33 OPPURE una laurea magistrale afferente a una classe in un nutrito elenco che comprende anche titoli giuridici e politico-amministrativi.
- professione di psicologo. Serve necessariaente una laurea magistrale di classe LM-51 e qui è l'Ordine a subordinare l'accesso ai corsi di laurea magistrale al possesso di almeno 80 crediti nei settori M-PSI (che comunque sono meno di quelli conseguibili attraverso una laurea di classe L-24), imponendolo di fatto agli atenei, ma in diverse sedi i crediti non posseduti non si recuperano sostenendo esami singoli, ma attraverso un unico esame di idoneità onnicomprensivo o altre modalità altrettanto semplici. Parliamo di mere formalità e comunque chi non proviene da corsi di classe L-24 non ha svolto tirocinî di addestramento professionale.
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