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"E' l'animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi"
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Autore:  TAO [ lun, 27 set 2010 - 10:28 am ]
Oggetto del messaggio:  "E' l'animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi"

Tu credi che sia capitato solo a te, e ti meravigli come di un fatto strano di non esser riuscito a liberarti della tristezza e della noia, malgrado i lunghi viaggi e la varietà dei luoghi visitati. Il tuo spirito devi mutare, non il cielo sotto cui vivi. Anche se attraversi il vasto oceano; anche se, come dice il nostro Virgilio, <<ti lasci dietro terre e città>> , dovunque andrai ti seguiranno i tuoi vizi. Disse Socrate ad uno che si lamentava per lo stesso motivo: <<Perché ti meravigli che non ti giovino i viaggi? Tu porti in ogni luogo te stesso; t'incalza cioè sempre lo stesso male che t'ha spinto fuori>>. Che giovamento può darti la varietà dei paesaggi o la conoscenza di città e luoghi nuovi? Tale sballottamento non serve a nulla. Chiedi perché tu non trovi sollievo nella fuga? Perché tu fuggi sempre in compagnia di te stesso. Nessun luogo ti piacerà finché non avrai abbandonato il peso che hai nell'animo. Pensa che il tuo stato corrisponde a quello che il nostro Virgilio attribuisce alla profetessa invasata dal nume, traboccante di un ispirazione che non procede da lei: <<La profetessa si dibatte furiosa, nello sforzo di scuotere da sé l'azione del dio>>. Tu corri qua e là per cacciare via il peso che ti opprime e che diventa più gravoso col suo stesso agitarti. Similmente sulla nave il carico esercita minore pressione se è ben fissato, mentre, se si sposta disordinatamente, fa sommergere il fianco su cui viene a gravare. Qualunque cosa tu faccia, la fai a tuo danno; e con lo stesso movimento ti danneggi, perché scuoti un ammalato. Ma quando tu riuscissi ad estirpare codesto male, ogni cambiamento di luogo ti sarà piacevole. Potrai anche essere cacciato nelle terre più lontane e più barbare; ogni luogo, qualunque esso sia, sarà per te ospitale. L'importante, è sapere con quale spirito arrivi; perciò non dobbiamo legare l'animo a nessun luogo. Bisogna vivere con questa persuasione: <<Non sono nato per attaccarmi a un posto. La mia patria è l'universo intero>>. Se la cosa fosse chiara alla tua mente, non ti meraviglieresti che non sia di giovamento la varietà delle regioni in cui ti sposti, sempre annoiato delle precedenti. Ti sarebbe piaciuta la prima in cui fossi capitato, se ogni regione la considerassi tua, Ora tu non viaggi, ma vai errando e sei spinto a passare da un luogo a un altro, mentre quello che cerchi, la felicità, si trova in ogni luogo. Qual luogo può essere più turbolento del foro? Eppure anche li si può trovare il modo di vivere tranquilli. Ma se mi fosse consentito di disporre di me liberamente, fuggirei lontano anche dalla vista e dalle vicinanze del foro. Come i luoghi malsani minacciano anche la salute più solida, così anche per un animo buono, ma non ancora maturo e saldo, alcuni posti sono poco salubri. Non approvo coloro che si gettano in mezzo ai flutti e preferiscono una vita tumultuosa, e perciò lottano coraggiosamente con le difficoltà di ogni giorno. Il saggio le saprà tollerare, ma non le cercherà, e vorrà vivere in pace piuttosto che nei contrasti. Non giova molto essersi liberato dai proprio vizi, se bisogna poi combattere con quelli degli altri. Tu dirai: <<Trenta tiranni vissero intorno a Socrate, ma on riuscirono a fiaccarne l'animo>>. Che conta quanti siano i tiranni? La schiavitù è una e chi l'ha disprezzata è libero, qualunque sia il numero dei padroni.
Devo ormai concludere, ma non senza aver pagato la mia tassa. <<La conoscenza dei propri difetti è l'inizio della guarigione.>> Mi sembra che questo motto di Epicuro sia molto giusto. Chi non sa di peccare non può correggersi. Prima di emendarsi, occorre essersi accorti del fallo. Alcuni si gloriano dei vizi; ma, se li annoverano fra le virtù, come possono pensare alla guarigione? Perciò, per quanto puoi, accusati da te, esamina le tue colpe. Prima esercita la funzione di accusatore, poi quella di giudice; e in ultimo quella di avvocato difensore. All'occorrenza, sappi anche infliggerti una condanna. Addio.
"L'Arte Del Vivere" Lucio Anneo Seneca lettera 28 .

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