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colloquio con chi non parla bene in italiano
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Autore:  Nazg [ ven, 29 giu 2012 - 6:38 pm ]
Oggetto del messaggio:  colloquio con chi non parla bene in italiano

Cari colleghi,
vi sentite preparati quando affrontate un colloquio con una persona straniera che non parla bene l'italiano?
Come affontate la questione per farvi capire e per capire i suoi bisogni?

Autore:  pallaspina [ sab, 30 giu 2012 - 2:19 pm ]
Oggetto del messaggio:  Re: colloquio con chi non parla bene in italiano

Io quando lavoravo come a.s. mi trovavo a volte in difficoltá soprattutto con le donne marocchine, che tradizionalmente non lavorano e inoltre non escono quasi di casa perché l'uomo gestisce anche gli acquisti domestici. A volte alcuni colloqui erano dei veri monologhi dove veramente non sapevo piú che inventarmi e spesso la donna mi passava frettolosamente il cellulare perché parlassi con il marito che mi spiegasse le cose (i mariti, lavorando, parlavano bene la lingua). Sinceramente avevo proprio dei problemi a costruire dei progetti di autonomia e a fare un minimo di empowerment. Se facevo presente la possibilitá di fare dei corsi di italiano, mi veniva risposto che erano tutti in orario serale e poiché la maggior parte di queste donne aveva un bambino piccolo (e spesso piú di uno) e viveva in luoghi abbastanza isolati, con conseguente difficoltá di spostamento (e chiaramente nessuna aveva la patente), io, avendo a mia volta figli piccoli, alla fine non le potevo non comprendere. In parte nel mio servizio ci aiutava una mediatrice culturale araba e una nostra utente che era francese (mai come in quei momenti ho desiderato saper parlare francese, visto che i marocchini lo parlano tutti o quasi), nei casi piú necessari.
Ero invece molto contenta della comunicazione con i cingalesi, finché un giorno un volontario non mi fece notare una cosa. C'era una famiglia che sembrava non fare le cose, ovvero: io snocciolavo l'incessante e tedioso elenco di atti burocratici che i poveretti dovevano compiere per avere ad esempio una esenzione mensa scolastica (andare all'URP, fare l'ISEE, andare alla Pubblica Istruzione, etc. il tutto condito da orari e telefoni per prendere appuntamenti... un iter davvero non banale che immancabilmente annotavo su carta...) e dopo loro non lo facevano. Io all'inizio li consideravo pigri, invece questo volontario mi disse che i cingalesi sono un popolo cosí gentile che per loro affermare di non aver capito quanto gli hai detto e' un'offesa nei tuoi confronti. Quindi c'era un ragazzo che diceva sempre: "sí sí, signora!" e invece poi non aveva capito niente.... :lol:
Infine, oggi che vivo all'estero tocco con mano la non banalitá di parlare un idioma che non é il tuo, anche dal punto di vista di certe sfumature di significato e dell'accento (per esempio, l'italiano parlato da un toscano non é come quello parlato a Udine.... io a volte qui ho veramente delle grosse difficoltá a interpretare gli argentini per non parlare degli andalusi... e poiché fra un annetto forse faró il tirocinio di psicologia, mi metto in discussione se saró capace di capire e farmi capire....)

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