colloquio con chi non parla bene in italiano

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Nazg
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colloquio con chi non parla bene in italiano

Messaggio da Nazg »

Cari colleghi,
vi sentite preparati quando affrontate un colloquio con una persona straniera che non parla bene l'italiano?
Come affontate la questione per farvi capire e per capire i suoi bisogni?
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pallaspina
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Re: colloquio con chi non parla bene in italiano

Messaggio da pallaspina »

Io quando lavoravo come a.s. mi trovavo a volte in difficoltá soprattutto con le donne marocchine, che tradizionalmente non lavorano e inoltre non escono quasi di casa perché l'uomo gestisce anche gli acquisti domestici. A volte alcuni colloqui erano dei veri monologhi dove veramente non sapevo piú che inventarmi e spesso la donna mi passava frettolosamente il cellulare perché parlassi con il marito che mi spiegasse le cose (i mariti, lavorando, parlavano bene la lingua). Sinceramente avevo proprio dei problemi a costruire dei progetti di autonomia e a fare un minimo di empowerment. Se facevo presente la possibilitá di fare dei corsi di italiano, mi veniva risposto che erano tutti in orario serale e poiché la maggior parte di queste donne aveva un bambino piccolo (e spesso piú di uno) e viveva in luoghi abbastanza isolati, con conseguente difficoltá di spostamento (e chiaramente nessuna aveva la patente), io, avendo a mia volta figli piccoli, alla fine non le potevo non comprendere. In parte nel mio servizio ci aiutava una mediatrice culturale araba e una nostra utente che era francese (mai come in quei momenti ho desiderato saper parlare francese, visto che i marocchini lo parlano tutti o quasi), nei casi piú necessari.
Ero invece molto contenta della comunicazione con i cingalesi, finché un giorno un volontario non mi fece notare una cosa. C'era una famiglia che sembrava non fare le cose, ovvero: io snocciolavo l'incessante e tedioso elenco di atti burocratici che i poveretti dovevano compiere per avere ad esempio una esenzione mensa scolastica (andare all'URP, fare l'ISEE, andare alla Pubblica Istruzione, etc. il tutto condito da orari e telefoni per prendere appuntamenti... un iter davvero non banale che immancabilmente annotavo su carta...) e dopo loro non lo facevano. Io all'inizio li consideravo pigri, invece questo volontario mi disse che i cingalesi sono un popolo cosí gentile che per loro affermare di non aver capito quanto gli hai detto e' un'offesa nei tuoi confronti. Quindi c'era un ragazzo che diceva sempre: "sí sí, signora!" e invece poi non aveva capito niente.... :lol:
Infine, oggi che vivo all'estero tocco con mano la non banalitá di parlare un idioma che non é il tuo, anche dal punto di vista di certe sfumature di significato e dell'accento (per esempio, l'italiano parlato da un toscano non é come quello parlato a Udine.... io a volte qui ho veramente delle grosse difficoltá a interpretare gli argentini per non parlare degli andalusi... e poiché fra un annetto forse faró il tirocinio di psicologia, mi metto in discussione se saró capace di capire e farmi capire....)
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