Libro: Clienti, prostitute, comunità

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Libro: Clienti, prostitute, comunità

Messaggio da Nazg »

Condivido volentieri il link per visualizzare il libro "Clienti, prostitute, comunità: vissuti, testimonianze e Buone Prassi".

http://www.diocesi.concordia-pordenone. ... le_web.pdf

C'è anche una parte scritta da me e dalla collega Aida Moro.
Avrei il piacere di ricevere un vostro commento.
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Re: Libro: Clienti, prostitute, comunità

Messaggio da ugo.albano »

Cara Marianna.

Sapevo già di questa ricerca. Con questo tuo invito ho riletto tutto velocemente: 147 pagine, ma facili da leggere. Invito gli altri a leggerle: un bel lavoro, giocato da "altri" punti di vista.

Il mio primario interesse nella lettura è stato il cliente, il c.d. “uomo normale” (sposato e ben integrato) che sembra non rendersi conto di “usare schiave”. Molto utile, per capire meglio tutto, è stata la parte delle interviste ai sacerdoti. Al di là dei due “filoni” della questione (da una parte i clienti-maschi consumatori e dall’altra il fenomeno geopolitico dello sfruttamento economico della tratta), secondo me centrale è la riflessione sul “costume sessuale nel nostro Paese”. Come dire: possibile che oscilliamo tra il “divieto moralistico del sesso extraconiugale” e il “normale consumo di sesso” come se questo fosse un bisogno primario? Se (questa era un dato interessantissimo) diversi clienti cercano nella prostituta ascolto ed affetto – e stiamo parlando di gente fidanzata o sposata- forse un problema a “stare bene in coppia” c’è. Il tema è intrigante: come sai, ogni mese sul mio sito scrivo sul tema, mi sa che questa volta mi ci dedico.

Visto il tuo invito a valutare le “buone prassi” ho cercato traccia della nostra professione, che non ho trovato. L’unico “assistente sociale” era a pag. 8 prima del nome di Aida Moro, cosa che –ovviamente- mi ha inorgoglito. Per il resto, al di là degli iter di protezione sociale, mi ha colpito che le tre responsabili di struttura fossero consacrate. Sembra un paradosso: “possibile che chi fa sesso per lavoro si trova come modello chi dal sesso si astiene”? E forse la risposta è proprio lì (ed in qualche passaggio l’avete detto): si tratta di ricostruire “storie di vita” con pregressi poco modificabili (vedi l’importanza dell’ “uomo” in quelle culture, anche se sfruttatore) in cui ci si scommette come “donne” e non come “femmine”. La “buona prassi”, in fin dei conti, è la “pratica efficace”, quella che porta il maggior numero di queste donne a spezzare le catene della schiavitù prima di tutto nella loro testa e poi nelle storie di vita. Mi sono chiesto (p.e. leggendo che queste donne si alzavano presto per andare ad imparare a fare da pasticciere…) quante poi realmente diventavano pasticciere o quante si facevano sposare (o mantenere…) dai “salvatori-innamorati” (ex clienti o samaritani di passaggio). Credo che la “buona prassi” la si riscontri nel numero di pasticciere…..

Una (ultima) provocazione: quanta “carica etica” ha questo lavoro “di (vera) cura” solo perché giocato alla Caritas? E quanto noi assistenti sociali alla Caritas (o nel non-profit in generale) non ci siamo? A volte (anche su questo forum, parlando con le colleghe disoccupate…) noi aass non percepiamo neanche lontanamente realtà di “vero” servizio che già esistono ed in cui noi potremmo essere utili non poco. Lo dico con speranza (e lo dico avendo lavorato all’estero alla Caritas): perché non contaminarci con questo mondo? Come si fa a preferire le “burocrazie” (pubbliche) a realtà “eticamente coinvolgenti” come queste?

Ti prego di allargare i miei complimenti alla collega Aida Moro.
Ugo Albano

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Re: Libro: Clienti, prostitute, comunità

Messaggio da Nazg »

ugo.albano ha scritto: Visto il tuo invito a valutare le “buone prassi” ho cercato traccia della nostra professione, che non ho trovato. L’unico “assistente sociale” era a pag. 8 prima del nome di Aida Moro, cosa che –ovviamente- mi ha inorgoglito.
Mi sento di sottolineare che anche Carlo Beraldo che compare in copertina è un collega ass.soc. e poi nel progetto di ricerca sono stata coinvolta io come ass.soc. e anche altre colleghe/studentesse di servizio sociale.
Quindi un supporto della professione c'era :D
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Re: Libro: Clienti, prostitute, comunità

Messaggio da ugo.albano »

Ne sono contento.

Dico solo che "scriverlo" è importante.

L'immagine della professione la si fa anche così.

Tu conosci il mio pensiero: è un compito nostro, non (solo) dell'Ordine.....
Ugo Albano

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Re: Libro: Clienti, prostitute, comunità

Messaggio da Nazg »

ugo.albano ha scritto:L'immagine della professione la si fa anche così.
Tu conosci il mio pensiero: è un compito nostro, non (solo) dell'Ordine.....
Personalmente penso che l'immagine che ciascun professionista offre di sè sia molto più efficace (sia in termini positivi che negativi) dell'attività ad ampio raggio dell'Ordine.
In fin dei conti il cittadino che ha bisogno di un ass.soc. ha un contatto diretto e personale con un professionista e il lavoro (ma anche atteggiamento, metodo, ecc.) di quel professionista per lui farà la differenza....
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