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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Una delle tante storie.....epilogo.
MessaggioInviato: mer, 15 lug 2009 - 12:43 am 
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Iscritto il: mar, 17 apr 2007 - 7:27 am
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Una delle tante storie……oggi.

La soluzione è arrivata in modo inaspettato, improvviso, folgorante nella sua semplicità, era lì pronta ad essere utilizzata.
Tutte le soluzioni tentate per migliorare la situazione del signor Tizio non sono andate a buon fine, perché si partiva da premesse sbagliate.
Tutti i tentativi di cambiamento venivano fatti dall’interno del sistema e quindi erano di tipo 1.
Osservando e studiando le soluzioni tentate sono arrivato alla conclusione che l’unico modo per migliorare la situazione era quello di entrare nel delirio per raggiungere un rapporto empatico relazionale di fiducia che mi permettesse in un secondo momento di porre in essere particolari tecniche di cambiamento ² . Una di queste, che ho ritenuto la migliore per in nostro scopo, è la “prescrizione del sintomo”[1] .
Utilizzando la prescrizione del sintomo ho cercato invece di combattere il sintomo di acutizzarlo maggiormente.
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[1]“Tutti i problemi umani hanno in sé qualcosa di inevitabile, altrimenti non sarebbero problemi. Ciò vale soprattutto per quei problemi che abitualmente vengono definiti sintomi. Consideriamo ancora una volta il soggetto sofferente d’insonnia: si ricorderà che cercando di costringersi a dormire il soggetto si collocava nel paradosso “Sii spontaneo!”, per cui abbiamo proposto che conviene accostarsi al sintomo in modo ugualmente paradossale, vale a dire costringendo il soggetto a stare sveglio. Ma in ultima analisi non è che un modo più complicato per dire che gli abbiamo prescritto il sintomo, oppure- in senso più lato, non clinico – il cambiamento prodotto ricorrendo al paradosso, è indubbiamente la forma più efficace ed elegante che conosciamo di soluzione dei problemi.
[Watzlawick,Weakland,Fish, Changhe, Astolabio 1974. Pag.121]
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Come ho fatto il tutto?

Partendo dal presupposto che il sintomo nasceva a livello psicologico e si ripercuoteva a livello fisico, che le soluzioni tentate (esami di ogni genere) si concentravano esclusivamente sul’aspetto fisiologico, era ora importante un intervento creativo nel versante opposto che interrompesse l’evoluzione del sintomo “Gioco senza fine”, che nelle peggiori delle ipotesi avrebbe portato il soggetto alla morte.


Prescrizione del sintomo.

Decido di parlare con il signor Tizio, con tono basso, sguardo triste, voce cadenzata, riferisco i seguenti enunciati:
a) Come tu sai, i medici hanno fatto tutti i controlli possibili ed immaginabili usando tutte le conoscenze della medicina moderna.
b) Come tu sai, il risultato è stato quello che non sono riusciti a capire da cosa dipenda il tuo disagio e i tuoi sintomi.
c) Quindi la sola cosa che ti resta da fare è quella di rassegnarti, pregare se sei credente ed aspettare la morte.
d) Ormai la fine è vicina, quindi passa queste ultime settimane nel migliore dei modi.

I punti (a-b) sono le soluzioni tentate, cambiamento tipo 1.
I punti (c-d) sono la prescrizione del sintomo, cambiamento tipo 2.

Per concludere penso sia doveroso, accettare la possibilità che il miglioramento del signor Tizio sia stato una coincidenza fortuita, di questo non posso esserne certo, fatto sta che il cambiamento di tipo 2 si è verificato.
L’importante è crederci, tentare ed essere creativi.

Oggi.

Il signor Tizio continua a seguire la terapia psico-farmacologica, si presenta in condizioni psico-fisiche di poco sotto la norma in riferimento all’età.
La differenza che ora è possibile notare nell’atteggiamento del signor Tizio è la sua volontà di riavvicinarsi alla vita.
Questo percorso di riavvicinamento per il momento è lento ma costante, segue inesorabile i tempi blandi del’età avanzata, sta alle abilità degli operatori di supporto rafforzare questo percorso terapeutico. Secondo la mia visione della realtà, il salto dal “cambiamento ¹ al cambiamento ²”[2] è stato innescato, ma per proseguire il suo cammino verso l’obbiettivo ha bisogno di un supporto all’energia motivazionale impressa all’inizio.
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[2]
"Ricapitoliamo le conclusioni che si possono trarre da una prima analisi del cambiamento ².
a) Il cambiamento ² viene effettuato sulla soluzione adottata per produrre un cambiamento ¹, perché mettendo in atto il cambiamento ² si scopre che tale ‘soluzione’ in effetti è la chiave di volta del problema che si vuole in tal modo risolvere.
b) Mentre il cambiamento ¹ è basato sul senso comune ( per es., sulla ricetta del ‘più di prima’), il cambiamento ² di solito è bizzarro, inatteso, illogico; il modo con cui si produce è caratterizzato dalla presenza di un elemento paradossale, sconcertante.
c) Applicare le tecniche di cambiamento ² alla soluzione comporta il trattamento della situazione qual è qui ed ora. Tali tecniche trattano gli effetti e non le loro presunte cause; di conseguenza la domanda cruciale è che cosa? E non perché?
d) L’impiego di tecniche di cambiamento ² fa uscire la situazione fuori dalla trappola creata dalla riflessività della soluzione tentata , e la colloca in un quadro diverso (come accade, di fatto, nella soluzione del problema dei nove punti)."
[Watzlawick,Weakland,Fish, Changhe, Astolabio 1974. Pag. 92]
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A questo punto c’è bisogno di un intervento propulsivo che permetta all’energia prodotta di catapultare il soggetto verso la tanto cercata “autonomia”[3] .

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[3]
Il circolo creativo: abbozzo di una storia naturale di circolarità. (di Francesco J. Varela)
“ scoprire che un’unità si separa da uno sfondo mediante le proprie azioni è un’esperienza comune che in genere associamo agli esseri viventi. Fin dall’antichità il termine autonomia e servito a designare questa esperienza.”
“ La controparte concettuale dell’autonomia, il controllo, può essere precisata, ma l’autonomia no. Naturalmente, non vi è nell’autonomia nulla di più misterioso di quanto non ve ne sia nel controllo. La chiave sta nel capire che l’autonomia è espressione di un tipo particolare di processo, diffusamente presente in natura in molte forme concrete. Questo tipo di processo è esattamente quello raffigurato da Escher: parti che reciprocamente specificano se stesse.
Allegato:
Escher.jpg

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Non dimenticandoci che a questo punto del percorso è fondamentale la ricerca del supporto istituzionale, che dovrà condividere il nostro stesso fine deontologico, ricercando anch’essa l’autonomia dell’utente.
Lo schema che ho applicato alla situazione mi ha accompagnato in questo misterioso viaggio verso gli abissi della comunicazione umana, sostenendomi ed illuminandomi la strada.
Questo schema parte dal “qui ed ora”, cioè da come sono in questo momento. Capire il qiu ed ora della persona è fondamentale per poter “indurre”, senza accezione negativa, il cambiamento ² voluto.
Dal “qui ed ora” si parte verso il domani considerato come cambiamento ².

Le fasi dello schema sono:

1. Capire il tipo di gioco interpretato dalla persona utente.
2. Ancorarlo con un intervento creativo relazionale.
3. Speronarlo con la prescrizione del sintomo.
4. Traghettarlo verso la riva con il supporto socio culturale locale. (essendo il qui ed ora dove la persona esperisce la propria realtà, inventata o meno).
5. Co-costruire una realtà possibile.
6. Lasciarlo viaggiare in autonomia.
Questo schema, anch’esso in sei fasi si rifà a quello sviluppato da Bandler e Grinder in “La ristrutturazione, Astrolabio 1983”, ci permette di orientare l’azione e scandire i tempi del nostro cammino non dimenticando che il gioco che stiamo vivendo è uno dei tanti possibili, ma pur sempre è reale.

Solo noi possiamo indirizzarlo verso la meta desiderata


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Ultimo bump di and.th il mer, 15 lug 2009 - 12:43 am.


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