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 Oggetto del messaggio: 'Un primo passo', l'editoriale di Gianmario Gazzi
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'Un primo passo', l'editoriale di Gianmario Gazzi

30 agosto 2017

C’era una volta un Paese che credeva di essere grande. In realtà per molti versi lo era, ma mancava ancora di alcune cose.

Certo, nessuno è perfetto, ma sicuramente si può sempre imparare e migliorare e accorgersi dei propri errori e limiti.

In tanti anni di tentativi pian piano ci si è mossi verso la direzione giusta: un primo passo verso un diritto in più.

Bisogna ricordare che l’Italia era uno dei pochi Paesi dell’Unione Europea a non avere una misura universale di contrasto alla povertà: sino ad oggi.

Con la legge 15 marzo 2017, n. 33 “Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni ed al sistema degli interventi e dei servizi sociali”, si crea la strada per arrivare al Reddito di inclusione (R.E.I.) che è misura a carattere universale e livello essenziale.

Sino ad oggi solo alcune Regioni avevano normato con strumenti molto differenziati forme di “reddito minimo” o di sostegno al reddito, nei fatti una discriminazione poco comprensibile in un Paese che vuole essere “grande”.

Questo che per noi rimane un ampliamento per l’accesso a diritti è al contempo una sfida per la professione che si troverà a svolgere un ruolo centrale nel sostegno alle persone per emanciparsi dallo stato di bisogno.

La scelta, già sperimentata con il S.I.A., precursore del R.E.I., di interventi che siano legati a progetti di sostegno e inserimento è palesemente coerente con i principi del Servizio sociale professionale.

Il cosiddetto sostegno vincolato o, in altre parole, interventi non assistenzialistici, ma percorsi di attivazione.

E’ chiaro che quello descritto è un progetto che richiederà tanta fatica in avvio – in attesa del completamento del percorso di strutturazione del R.E.I., con il rafforzamento dei servizi sociali locali, dei centri per l’impiego, e del privato sociale - ma è altrettanto evidente che si è partiti dal reinvestire sui servizi ed in particolare sulla professione come tassello centrale del sistema.

Le selezioni e i concorsi che in più parti d’Italia sono stati, vengono e saranno banditi in particolare per la nostra figura professionale, ma anche per altri professionisti, sono il passo più evidente che forse un piccolo mutamento di rotta si è fatto anche culturalmente. Sì, perché investire sulle infrastrutture di sostegno e aiuto e non sul “bonus economico” non è una scelta scontata.

Fondamentale è stato il lavoro svolto coi soggetti decisori da parte del nostro Ordine, assieme a sindacati, enti locali ed altre forze per ottenere un potenziamento dei servizi finalizzato al funzionamento del progetto.
La scelta di Governo e Parlamento di destinare almeno il 15% dei fondi alla rete dei servizi sui territori in aggiunta alle misure Europee di contrasto alla Povertà (PON Inclusione) determina una chiara idea di investimento su uguaglianza e soprattutto sull’idea che si possa creare maggiore equità in un Paese che è fortemente diseguale.

In un quadro siffatto la responsabilità di noi professionisti è ancora maggiore in primo luogo verso le persone con le quali costruire progetti che sappiano intercettare non solo i bisogni “materiali”, ma soprattutto percorsi e buone pratiche per promuovere dignità ed inclusione sociale “con e nelle comunità” così fortemente provate da anni di crisi.

Abbiamo, come principali attori del sistema dei servizi sociali, la responsabilità di rendere fruibile il diritto all’accompagnamento che questo provvedimento sancisce. Si tratta di reinvestire nelle infrastrutture dei servizi insieme alle istituzioni che hanno compreso finalmente che senza la ri-costruzione del tessuto sociale non si possono garantire pari opportunità e giustizia sociale.

Per fare questo sono stati stanziati nel Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale oltre un miliardo di euro, con l’obiettivo di una crescita dello stanziamento stesso negli anni successivi per arrivare a sostenere tutti i cittadini a rischio esclusione / povertà.

Siamo tutti consapevoli che questo è un primo step e che la nostra figura professionale, parte di un mosaico importante, è sicuramente centrale nell’impianto proposto, in quanto peculiarità del nostro sapere è il lavoro con l’individuo e con la comunità.

Come Cnoas abbiamo partecipato e parteciperemo assieme a tutti gli attori perché a questo primo passo ne possano seguire altri.

Non siamo arrivati, siamo appena partiti.

fonte:
http://www.cnoas.it/Press_and_Media/News/2017_454.html

_________________
Ash Nazg
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