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 Oggetto del messaggio: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: ven, 07 ago 2015 - 12:00 pm 
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Troppi lecca lecca nel servizio sociale... tanta ipocrisia... lo dicevo all'inizio e lo dico adesso, troppe donne nel servizio sociale... una professione in disequilibrio e non perché reputo le donne non all'altezza ma solo per il fatto di una sensibilità e un apporto culturale inculcato dalla nostra società... più maschi nel servizio sociale, altrimenti non se ne esce!!


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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: ven, 07 ago 2015 - 12:03 pm 
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delle vigilesse ahahahahahahha


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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: sab, 08 ago 2015 - 10:05 am 
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Novizio
Novizio

Iscritto il: mar, 15 gen 2013 - 4:25 am
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Ciao TAO.

XKE' ce l'hai contro le donne???

Sei micha gay???


:oops: :oops: :oops:

Laura


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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: dom, 09 ago 2015 - 1:04 pm 
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Dotto
Dotto

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No no, io invece sono d'accordo con TAO, assolutamente d'accordo. Anche io vorrei ci fossero più maschi, in particolare ne vorrei qualcuno veramente bello, non quelle cose tristi che vedi in giro con la pancetta, lamentosi, inetti..... e poi lo vorrei intelligente e brillante, capace, e che mi permetta anche di toccargli il sedere ogni tanto, così quando capita. Ops...scusate il commento sessista.....


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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: lun, 10 ago 2015 - 7:26 pm 
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MonicaB ha scritto:
No no, io invece sono d'accordo con TAO, assolutamente d'accordo. Anche io vorrei ci fossero più maschi, in particolare ne vorrei qualcuno veramente bello, non quelle cose tristi che vedi in giro con la pancetta, lamentosi, inetti..... e poi lo vorrei intelligente e brillante, capace, e che mi permetta anche di toccargli il sedere ogni tanto, così quando capita. Ops...scusate il commento sessista.....



ragazze facciamo un passo in avanti...fate le brave...non si riferiva ad un discorso sessuale...se voglio maschi da scopare non vado al servizio sociale... ;)


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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: lun, 10 ago 2015 - 7:32 pm 
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Messaggi: 75
laurabianchi ha scritto:
Ciao TAO.

XKE' ce l'hai contro le donne???

Sei micha gay???


:oops: :oops: :oops:

Laura



Laura impara a scrivere... che è meglio... poi cerca una risposta pertinente... fregatene con chi vado a letto... contro le donne non ho nulla era solo una osservazione ed una mia opinione... una professione troppo al femminile oltre il 90% (da una sommaria statistica), forse anche di più a livello nazionale. Il genere è importante anche nella relazione... non te lo hanno insegnato? Ad esempio alcune etnie non gradiscono assistenti sociali donne, con le quali discutere i propri problemi familiari... ti risulta?


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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: lun, 10 ago 2015 - 7:38 pm 
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Nonostante il suo modo "forte" di esprimersi, Tao ha sottolineato una delle nostre caratteristiche più radicate: siamo tante donne, e spesso in competizione tra di noi, capaci di distruggerci l'un l'altra invece di fare squadra.

Però per fortuna non è ovunque così! Ci sono tante donne assistenti sociali splendide, capaci di grande professionalità e che meriterebbero di emergere.

Io non disprezzo i colleghi maschi, ne conosco diversi e ho collaborato benissimo con loro; non mi dispiacerebbe se ci fosse una professione più equilibrata in termine di presenza di maschi e femmine.

Mi piacerebbe però puntare sulla professionalità a prescindere dal sesso.
Vorrei che si dicesse che gli assistenti sociali sono persone motivate, competenti, capaci di accogliere le fragilità umane e accompagnare le persone nel cambiamento anche nelle situazioni in cui nessuno ci crede....
Io voglio incontrare colleghi assistenti sociali umani...

_________________
Ash Nazg
-----------------------------
www.assistentisociali.org


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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: lun, 10 ago 2015 - 8:54 pm 
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Ultima modifica di TAO il gio, 16 nov 2017 - 3:57 pm, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: mar, 11 ago 2015 - 10:34 am 
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Ne parlammo altre volte su questo portale, spesso con la difficoltà a capirsi. Quì posso ribadire il mio punto di vista.

1) la questione maschile/femminile non è solo “statistica”, ma di contenuti. Per distinguere maschio/femmina non basta solo guardare agli attributi genitali, occorre vedere a certe “caratteristiche psicologiche” in relazione alla variabilità di genere.

2) e cioe: ci sono certi comportamenti dell’helper che sono “tipicamente” maschili o femminili? Io partirei da li.

3) Nel processo di aiuto intervengono infatti dimensioni dell’helper che, se sono personali, sono pure “sessualmente” orientate. Ciò se l'helper è una persona sana ed equilibrata, o almeno è consapevole di chi è e come funziona.

4) Inoltre dovremmo stabilire come risorsa (e non come problema) il fatto che la combinazione sessuale helper/cliente è fortemente determinante l’esito del processo di aiuto.

5) esiste secondo me un "razzismo di genere" nella professione. Per esempio, se è fuor di dubbio che il collega maschio NON si deve occupare delle donne vittime di violenza, al contrario le colleghe femmine NON CAPISCONO perchè diversi utenti (maschi, soventi musulmani) si rifiutano di essere aiutati dalle donne.

Tradizionalmente l’aiuto è inteso come “assistenza, dazione, protezione”, tutti nomi che –guarda caso!- sono femminili. Non a caso la funzione di cura/care è prevalentemente femminile in tutto il mondo.

Ora noi (pochi) maschietti siamo in grande difficoltà, perché se (a parole) l’aiuto oggi trascende dalla variabilità sessuale, i paradigmi sono ancora al femminile.

Io sono un “maschio tradizionale” e nell’interazione con le colleghe mi rendo conto di giocare schemi tipici del rapporto maschio-femmina. Io ne sono consapevole. Mi rendo però conto non solo di essere in minoranza, ma pure di non aver alcun supporto da parte dei pochissimi colleghi maschi: ho il sospetto che in parte siano gay o dall’identità vaga, certo poco “maschili” quando bisogna far funzionare il testosterone nelle mediazioni sul lavoro.

Quindi, per rispondere a TAO: pochi maschi? Dipende. Basta che abbiano le palle!!!

Maschilisticamente vostro……………….

_________________
Ugo Albano

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http://digilander.libero.it/ugo.albano


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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: mar, 11 ago 2015 - 6:36 pm 
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ugo.albano ha scritto:
Ne parlammo altre volte su questo portale, spesso con la difficoltà a capirsi. Quì posso ribadire il mio punto di vista.

1) la questione maschile/femminile non è solo “statistica”, ma di contenuti. Per distinguere maschio/femmina non basta solo guardare agli attributi genitali, occorre vedere a certe “caratteristiche psicologiche” in relazione alla variabilità di genere.

2) e cioe: ci sono certi comportamenti dell’helper che sono “tipicamente” maschili o femminili? Io partirei da li.

3) Nel processo di aiuto intervengono infatti dimensioni dell’helper che, se sono personali, sono pure “sessualmente” orientate. Ciò se l'helper è una persona sana ed equilibrata, o almeno è consapevole di chi è e come funziona.

4) Inoltre dovremmo stabilire come risorsa (e non come problema) il fatto che la combinazione sessuale helper/cliente è fortemente determinante l’esito del processo di aiuto.

5) esiste secondo me un "razzismo di genere" nella professione. Per esempio, se è fuor di dubbio che il collega maschio NON si deve occupare delle donne vittime di violenza, al contrario le colleghe femmine NON CAPISCONO perchè diversi utenti (maschi, soventi musulmani) si rifiutano di essere aiutati dalle donne.

Tradizionalmente l’aiuto è inteso come “assistenza, dazione, protezione”, tutti nomi che –guarda caso!- sono femminili. Non a caso la funzione di cura/care è prevalentemente femminile in tutto il mondo.

Ora noi (pochi) maschietti siamo in grande difficoltà, perché se (a parole) l’aiuto oggi trascende dalla variabilità sessuale, i paradigmi sono ancora al femminile.

Io sono un “maschio tradizionale” e nell’interazione con le colleghe mi rendo conto di giocare schemi tipici del rapporto maschio-femmina. Io ne sono consapevole. Mi rendo però conto non solo di essere in minoranza, ma pure di non aver alcun supporto da parte dei pochissimi colleghi maschi: ho il sospetto che in parte siano gay o dall’identità vaga, certo poco “maschili” quando bisogna far funzionare il testosterone nelle mediazioni sul lavoro.

Quindi, per rispondere a TAO: pochi maschi? Dipende. Basta che abbiano le palle!!!

Maschilisticamente vostro……………….


sapevo che avresti risposto tu...ahhahahaha anche 5 anni fa rispondesti tu... ma sul fatto che i gay siano poco maschili...dipende dai gay che conosci tu... non generalizzerei... tu se non sbaglio non sei solo assistente sociale... quindi sei in una categoria "elevata", molto comoda... come posizione... ;)non sei un subordinato...quindi non fai testo...
ahahhahah Albano sei forte non ci conosciamo ma avremo l'occasione spero. Grazie per l'interesse. ;)


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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: gio, 13 ago 2015 - 11:48 am 
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Io invece mi chiederei: perché gli uomini non si iscrivono a servizio sociale? :mrgreen: Non é mica vietato... del resto io ho un fratello assistente sociale che si iscrisse a servizio sociale sulla mia scia... facendo il mio stesso errore :mrgreen: Certo che le percentuali sono squilibrate... ma non é mica colpa delle donne.... certo che le donne si accontentano spesso delle briciole a livello lavorativo... ma é colpa di una mentalitá patriarcale che anche se ora si traveste da avanzata, continua imponendo clichés di genere... Io dico... certo che é vero che le donne si accontentano... ma provate a chiedervi, se avete figli o anche se non lo avete... chi cura i figli??? perché alla fine almeno nell'Europa meridionale lo Stato non aiuta con servizi reali... ed é sempre la donna che deve fare i salti mortali e conciliare famiglia e lavoro... l'uomo mai... Io l'ho vissuto in prima persona... Quando una delle poche volte che vennero i miei suoceri in visita e io avevo la bimba malata, e dissi loro che non sapevo bene a che ora sarei tornata perché dovevo fare 300 chilometri per portare un minore in una struttura e ritorno... secondo mio suocero era un diritto che mio marito andasse in ufficio come tutti i giorni... Io invece, dovevo sí lavorare ma non scocciare con il mio lavoro, che é questa cosa di andare ad Arezzo, non te la potevi evitare???? :lol: Ecco queste sono le cose per le quali i miei cari suoceri hanno sviluppato amnesia..... :lol:
A me sí la mancanza maschile nel lavoro mi ha marcato in negativo.... I pochi colleghi a.s. erano efefttivamente, salbvo eccezioni, sul tipo che dice Ugo... non gay a livello di scelte sessuali, non dico questo, ma "gay", come dice un mio collega attuale di se stesso, nel senso di mancare di energia maschile.... E quando ho terminato psicologia e sono andata a cominciare la scuola di psicoterapia, e mi sono cercata un terapeuta, la mia formatrice mi ha detto: Bimba, nella tua storia mancano uomini.... :lol: vá che ti assegno un bel terapeuta uomo... e da lí effettivamente sto cominciando a capire molte cose.... Perché come dice Ugo effettivamente non siamo esseri asessuati e le differenze di genere sí che contano quando si fa un lavoro "psi".
Grazie per la riflessione!
Chiara


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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: gio, 13 ago 2015 - 6:26 pm 
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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: ven, 14 ago 2015 - 10:38 am 
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Beh, è un fatto evidente che nel mondo delle professioni i generi si stiano mescolando. Ciò è un bene, ma NON perchè essere maschi o femmine è la stessa cosa, BENSI' perchè l'appartenere ad un sesso o ad un altro può portare giovamento all'immagine di una professione.

Faccio l'esempio della Polizia o dell'Esercito: mondi maschili che però ora con l'apertura alle donne non sono diventati "mondi femminili", bensì mondi in cui entrambi i sessi interagiscono. Se una volta nell'esercito il machismo o il maschilismo, ma pure il bullismo, erano fatti "scontati", ora non lo sono più. Ciò perchè la presenza femminile in contesti storicamente maschili riequilibra in senso positivo le organizzazioni.

Nel nostro campo DOVREBBE essere il contrario, ma ancora non lo è, come dice TAO. Va bene, ma capiamoci: non è che facendo per legge le "quote blu" risolviamo il problema. Il quale NON E' un problema statistico, bensì di CONTENUTI COMPETENZIALI.

Ribadisco: maschi e femmine sono psicologicamente diversi. Meno male, dico io! Bisogna capire quali dimensioni "trasversali" intervengono nel processo di aiuto e quali "di genere".

Pur con la contaminazione di questi decenni, io credo e penso che ci siano ancora caratteristiche "maschili" o "femminili". Ce le possiamo dire?
Sennò quando parliamo, nel caso di minori, di attaccamento o di competenze genitoriali, DI COSA PARLIAMO se non di capacità che sono diversamente modulabili a seconda del sesso?

Dire che siamo diversi NON VUOL DIRE (ri)stabilire i rapporti di potere che c'erano in passato. Queste sono retaggi femministi del '68, è passato mezzo secolo.....

Anzi io trovo assai arricchente la diversità tra uomo e donna. Io trovo estremamente interessante interagire con le colleghe quando queste si muovono, pensano, sentoco "al femminile". Mi fa però incazzare se le colleghe fanno i maschi o, peggio, fanno le "isteriche in gruppo". Nel primo caso è un'illusione di (apparente) ricerca del potere, nel secondo (per noi maschi), è una vera e propria "rottura di gabbasissi" (direbbe Montalbano).

Non dimentichiamo mai che il nostro "agire sessuale" non è solo sul lavora, ma è personale, familiare, di coppia. Noi siamo noi sempre. E, per finire, agli occhi del c.d. "utente" noi restiamo comunque uomini e donne, non solo con gli attributi (che si vedono), ma anche con il nostro modo di porci, che è la base per aiutare le persone.

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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: ven, 14 ago 2015 - 12:32 pm 
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Io quello che dici, Ugo, l'ho sperimentato quando ho toccato l'ambito psicologico e prettamente terapeutico... effettivamente fino a che facevo l'assistente sociale (in Italia), gurdandolo oggi a posteriori, rilevavo una quasi totale assenza di coscienza del professionista assistente sociale relativamente alla questione del ruolo legato alla sessualitá... ma, evidentemente, facilita la cosa lo squilibrio della presenza dei sessi. Fortunatamente ho avuto l'opportunitá di lavorare con educatori uomini e sperimentare queste differenze. Forse azzarderei, per esperienza personale, che il tema si puó comprendere solo dopo un certo percorso terapeutico a livello di tema di padre-madre (non dico a livello psicoanalitico, peró sí esperienziale). Se una categoria che va a agire su temi tanto profondi (pensiamo al tema della maternitá, delle interruzioni di gravidanza, delle adozioni, per non parlare delle violenza etc.) non é consapevole di queste dinamiche... aiuto.... Houston abbiamo un problema....
Non é che andiamo a costruire ponti o analizzare rocce... a volte ho un pó la sensazione che l'insegnamento del servizio sociale (tanto a livello accademico come a livello di "trasmissione di saperi" tra colleghi) sia una cosa un pó ingegneristica... della serie: taglia qui, monta lá.... :mrgreen: Invece sarebbe un apprendimento piú che altro umano e relazionale...


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 Oggetto del messaggio: Re: Troppi lecchini nel servizio sociale...
MessaggioInviato: ven, 14 ago 2015 - 4:14 pm 
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Concordo sulla lettura, pallaspina cara: c'è una scissione tra la prestazione e l'attore, proprio come gli ingegneri: io posso pure essere scemo, che me frega, tanto il ponte è ponte ed il cemento è cemento. Infatti gli ingegneri sono "strani" per antonomasia......

L'impronta è di tipo "materialistico" nella nostra formazione: tecnicismo + una spolverata di deontologia quà e là ed ecco l'assistente sociale. Ciò molto ignorantemente, devo dire, perchè si afferma nei fatti che il processo di aiuto prescinde dall'attore, mentre invece l'aiuto si basa sull'attore.

Ma come si fa ad aiutare senza un lavoro, un'analisi, una consapevolezza su di se? Ciò è "prescitto" per gli psicologi, per gli assistenti sociali è un optional. Ciò è estremamente grave, perchè questo "vuoto" attira gente che, invece di saper gestire i propri problemi, li proietta sul lavoro.

Anche sto tema maschio-femmina: ma è normale nel lavoro sociale interagire tramite dimensioni di genere, è scontato esserne consapevoli e saper gestire tali dinamiche.

Anche quà, pallaspina cara, leggila al contrario: c'è un grosso bisogno di supervisione. Tu che hai fatto l'assistente sociale ed ora sei psicologa, proponiti......

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Ugo Albano

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