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 Oggetto del messaggio: tagli nel sociale
MessaggioInviato: sab, 12 feb 2011 - 9:35 am 
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http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002151.html

I TAGLI CHE NON FANNO RUMORE
di Sergio Pasquinelli 10.02.2011

I servizi sociali sono stati pesantemente penalizzati dai tagli di spesa. Ma nessuno ne parla. Persino sull'azzeramento del Fondo per la non autosufficienza, le reazioni sono state modeste anche da parte di sindacati, associazioni del terzo settore e comuni. Il governo punta a disimpegnarsi dal welfare dei servizi, mentre mantiene salda la gestione del welfare monetario, un insieme di misure poco efficienti, che assorbono gran parte della spesa sociale. Urgente una riforma complessiva della spesa e dei servizi sociali.

I servizi sociali sono stati pesantemente penalizzati dai tagli di spesa. Come fare a rispondere a bisogni crescenti con risorse che diminuiscono?Èuna domanda divenuta centrale per Regioni ed enti locali, soprattutto dove è netto il contrasto tra riduzioni in corso e bisogni in aumento, come nel caso degli anziani non autosufficienti.

IL SILENZIO DI TUTTI

Colpisce il silenzio che regna intorno a questi tagli. Rispetto ad altri ambiti di policy e anche ad altri paesi, la comunicazione pubblica sul welfare dei servizi è molto carente e frammentaria. Quello dei tagli di spesa sembra essere un tema troppo tecnico per essere affrontato dai media nazionali. Oppure talmente delicato da rinviare a questioni più generali da trattare in chiave politica. E ideologica. Non c'è stato un vero dibattito sui tagli possibili: in quale modo esercitarli, chi preservare dalle scelte più difficili, che cosa mantenere e che cosa sacrificare.
Persino ex post, sull’azzeramento del Fondo per la non autosufficienza, 400 milioni di euro che vengono a mancare da quest’anno, le reazioni sono state a dir poco modeste da parte di sindacati, associazioni del terzo settore e soprattutto rappresentanza dei comuni. Sono loro infatti che più di tutti pagheranno il taglio, perché prevalenti beneficiari di un fondo a destinazione sociale, che l’anno scorso ha rappresentato un quarto della loro spesa sociale per la terza età. (1)

I TAGLI

L’unico “successo” si è registrato per il non profit, con i fondi in parte ripristinati sul 5 per mille. Per il resto il panorama è desolante. A partire dal Fondo nazionale per le politiche sociali, un po’ il padre di tutti i fondi per il sociale, nato tre anni prima della legge 328/00 e quest’anno ridotto a 275 milioni di euro: erano più del triplo solo tre anni fa. E che dire del Fondo per la famiglia, passato dai 185 milioni dell’anno scorso a 51? Avrebbe dovuto dare le gambe al lungo elenco di propositi emerso nella Conferenza nazionale di Milano dell’8-10 novembre 2010: ora sappiamo che quelle intenzioni rimarranno in larga misura tali.

Principali fondi statali a carattere sociale (milioni di euro)
2008 2009 2010 2011
Fondo nazionale politiche sociali 929,3 583,9 453,3 275
Fondo politiche per la famiglia 346,5 186 185,3 52,5
Fondo per la non autosufficienza 300 400 400 0
Fondo per le politiche giovanili 137,4 79,8 94,1 3 2,9
Fondo servizi per l’infanzia-Piano Nidi 100 100 0 0
Fondo sociale per l’affitto 205,6 161,1 143,8 33,5
Fondo per il servizio civile 299,6 171,4 170,3 113

Fonte: A. Misiani, Finanziaria 2011: fine delle politiche sociali? e legge di stabilità 2011.

Cresce poi il numero dei fondi letteralmente svuotati: dopo il Piano straordinario per i nidi è toccato al Fondo per la non autosufficienza. Altri, come quello per gli affitti, sono ridotti a una cifra simbolica: giovani coppie e famiglie in crisi potranno sperare quasi soltanto negli aiuti che Regioni e comuni, in ordine molto sparso, hanno deciso di mantenere. Mentre le riduzioni sul servizio civile rischiano di mortificare un’esperienza il cui valore è riconosciuto a livello europeo. Nel complesso, se nel 2008 per i principali fondi sociali lo stanziamento superava i due miliardi di euro, quest’anno siamo a meno di un quarto (vedi tabella).
E le prestazioni monetarie? I tagli colpiscono la rete dei servizi, il livello territoriale. Prestazioni gestite a livello nazionale, preponderanti in termini di spesa, non sono state minimamente sfiorate da alcuna ipotesi di riforma. Valga per tutti l’esempio dell’indennità di accompagnamento: una misura granitica per cui verranno spesi quest’anno tredici miliardi di euro. Tutti i servizi sociali dei comuni italiani costano la metà di questa sola misura: 6,6 miliardi nel 2008 secondo l’Istat.
Il messaggio che il governo manda è esplicito: ci disimpegniamo dal welfare dei servizi, mentre manteniamo salda la gestione del welfare monetario, quello che riguarda i vari assegni familiari, per l’assistenza e l’invalidità. Un insieme di misure ingessate, poco efficienti e perequative, che assorbono i quattro quinti della nostra spesa sociale.

COSA (NON) SI FA PER LA NON AUTOSUFFICIENZA

La forbice tra domanda di aiuti e risorse disponibili si allarga particolarmente per i non autosufficienti. Per loro oggi l’offerta di assistenza poggia essenzialmente su due colonne portanti.
Da una parte, la rete dei servizi domiciliari, residenziali e intermedi, che Regioni ed enti locali governano e producono. Per mantenere e sviluppare questa rete, ancora sotto-dotata rispetto a molti paesi europei, le Regioni dovranno sempre più attingere risorse dalla sanità e dal socio-sanitario, che presentano disponibilità ben maggiori del sociale. (2) Con il rischio di “sanitarizzare” l’assistenza, di spostarla verso le situazioni più gravi e di ridurne i contenuti più propriamente sociali, di accompagnamento, promozionali, preventivi, ambientali, di comunità.
Dall’altra, un’erogazione monetaria nata trent’anni fa e da allora mai migliorata, l’indennità di accompagnamento, insensibile alle condizioni economiche di chi la percepisce e priva di alcun vincolo di utilizzo, quindi votata a essere la fonte primaria del welfare fai-da-te, quello del mercato sommerso delle assistenti familiari.
Serve una vera ristrutturazione della spesa sociale: per riformare le erogazioni monetarie nazionali di tipo sociale, superandone i crescenti limiti; per rafforzare un sistema dei servizi penalizzato in Italia a favore dei trasferimenti economici; per qualificare in modo non episodico il lavoro privato di cura. Non c’è bisogno della bacchetta magica, serve una visione di sistema, l’intenzione di cambiare e la capacità di scegliere.

(1)Sui servizi per gli anziani cfr. Network Non Autosufficienza (a cura di), L’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia. Secondo Rapporto, Maggioli Editore, 2010.
(2)I Fondi regionali per la non autosufficienza già oggi attingono risorse dalla sanità. L’Emilia Romagna per esempio ha stanziato 487 milioni di euro per il 2010 di cui 307 provengono dal Fondo sanitario regionale.

_________________
Ash Nazg
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 Oggetto del messaggio: Re: tagli nel sociale
MessaggioInviato: gio, 24 feb 2011 - 8:01 pm 
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Iscritto il: lun, 08 nov 2010 - 6:46 pm
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Statistiche sui tagli che erano presenti anche su Repubblica di ieri.
Certo che è proprio desolante la prospettiva di doversi avviare al lavoro nel sociale in una fase storica simile..e infatti le prospettive non esistono. Il lavoro non c'è, non si trova.
Tagliando i servizi alle persone si preclude anche la possibilità di lavorare, specialmente per chi deve iniziare a farlo e deve già scontare il dazio di non avere esperienza.
Un disastro totale insomma.


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 Oggetto del messaggio: Re: tagli nel sociale
MessaggioInviato: dom, 13 mar 2011 - 5:24 pm 
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Iscritto il: mer, 10 feb 2010 - 10:31 pm
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Località: Genova
Ciao a tutti voi. Volevo, in risposta all'interessante articolo proposto da Nazg, raccontarvi di come questi tagli invisibili si ripercuotano nel mio personale contesto locale, ed in particolare nell'ambito dell'ATS in Liguria (ambito territoriale sociale, gli ex distretti per intenderci) in cui svolgo il mio tirocinio da 2 anni ormai.
Da Novembre è arrivata la comunicazione che il Comune non avrebbe più erogato contributi economici in conseguenza dei tagli operati a livello nazionale. Vi lascio immaginare cosa comporti una decisione di questo tipo in un contesto generale di bisogni economici sempre più ingenti... Nessun contributo, nè una-tantum nè continuativo è più possibile, e le richieste di persone che ne hanno bisogno aumenta a dismisura.
In questo quadro esperato, gli assistenti sociali hanno idee differenti sul "come " affrontare questo problema: alcuni ritengono sia meglio accogliere comunque le richieste di bisogno delle persone nonostante sia inutile in quanto l'aiuto (economico) non sarà dato, altri pensano invece che il distretto dovrebbe subito dire alle persone che non c'è possibilità alcuna e non rilevare neanche il bisogno.
Questa frammentazione di pareri esiste perchè dall'alto, dai livelli centrali, non è arrivata nessuna direttiva riguardo al comportamento da tenere in questa situazione allarmante. Gli assistenti sociali hanno fatto più volte nel corso di questi mesi una richiesta ufficiale di una comunicazione chiara e trasparente alla cittadinanza che dicesse in modo ufficiale ed inequivoco che i tagli sono stati attuati, ma la direzione centrale non ha mai mosso un dito.
Pensate che il sindaco di Genova, una volta "messo alle strette", ha rivelato (ai servizi sociali, non alla gente comune) che ai telegiornali e ai giornali ha detto che i tagli NON sono stati effettuati perchè altrimenti si sarebbe generato un allarme sociale incontenibile.
E qual'è la conseguenza? Tutte le persone che hanno bisogno di aiuti economici vengono in distretto, gli si dice nel modo più gentile e meno invasivo possibile (ma poi ci si riesce davvero?) che sono stati effettuati dei tagli ingenti e che non è possibile accogliere la loro richieste, e loro prontamente rispondono che non è vero perchè "alla tv il sindaco ha detto che i tagli non sono stati fatti".
In questo modo quindi sembra che siano gli assistenti sociale a NON volere aiutare le persone, quando essi seguono solamente le direttive di bel altri corsi... Ma le persone non lo sanno. E come possono?

E' una mancanza di rispetto per chi lavora e per le persone in stato di bisogno. E' una cosa vergogna, che espone tra l'altro gli assistenti sociali a molti rischi, perchè le persone sono sempre più disperate. Non c'è bisogno di ricordare quello che già succede in termini di violenza ed aggressioni alla nostra categoria.


Sono stati tagliati tutti i contributi; i pochi progetti che si possono ancora fare esistono grazie ai risparmi dello scorso anno e grazie ad iniziative degli assistenti sociali del distretto a livello personale e chiaramente non retribuite.

Lavorare in queste condizioni non fa bene; la serenità che c'è sempre stata è sparita, lasciando il posto a tanta amarezza e frustrazione.

Mi chiedo come si possa anche solo sperare di fare un buon lavoro se ci tolgono gli strumenti per farlo e se, da parte di chi dovrebbe tutelarci, c'è invece una grande mancanza di rispetto..


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 Oggetto del messaggio: Re: tagli nel sociale
MessaggioInviato: mer, 03 ago 2011 - 9:08 pm 
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Baby Utente
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Iscritto il: ven, 17 dic 2010 - 11:30 pm
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Località: Toscana
Già: il governo taglia tutto sul welfare, le regioni pure, ai comuni non resta niente per rispondere ai bisogni sempre più diffusi e di difficile soluzione se non appunto con un sostegno istituzionale.
Così gli assistenti sociali restano schiacciati tra l'incudine della politica che strangola il welfare - raccontando alla gente che non è affatto vero, che i fondi "NON" sono stati tagliati...! :evil: - e il martello del bisogno, mentre la gente esasperata se la prende con chi alla fine deve comunque dire la verità: cioè che non ci sono risorse.
Sono gli as a giocare ogni giorno la propria faccia davanti alle persone spesso disperate, non i sindaci, nè i presidenti di regione e via salendo sulle poltrone del privilegio.
Forse ci vorrebbe la forza di smentire il castello di bugie che ad ogni livello scivola come una melassa appiccicosa su ogni latitudine di questo povero sgangherato paese, forse potremmo provare a dire le cose come stanno alla gente, non nel chiuso degli uffici e individualmente ma in altre forme "pubbliche".
Il forum ha lanciato una "campagna" per la difesa della professionalità: anche questo di cui parli è un gravissimo gap da scontare, e non è giusto che gli as siano messi a "parafulmine" di scelte politiche sciagurate e di gestioni di potere che anche a livello locale si abbattono sempre su chi paradossalmente fa un lavoro di aiuto: non siamo burocrati nè burattini.
Forse ci occorre più "spirito di corpo"..., più senso di "comunità professionale". Ma come fare, se in realtà ci si trova ad operare in un sistema regionalizzato che con la riforma del titolo V Cost. ha frammentato le politiche sociali dell'assistenza in coriandoli di tanti colori e forme diverse (lo chiamano federalismo, nel modello "ognuno per sè e... arrangiati"). Marian


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 Oggetto del messaggio: Re: tagli nel sociale
MessaggioInviato: lun, 13 feb 2012 - 11:54 pm 
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Dormiente
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Iscritto il: lun, 13 feb 2012 - 10:45 pm
Messaggi: 5
Ciao a tutti. Mi colpisce la data delle discussioni sui tagli al sociale perchè è da tempo che ne parliamo ma le conseguenze, se prima erano critiche adesso sono diventate drammatiche per i nostri utenti che non ricevono adeguate risposte e anche per noi Assistenti Sociali, spesso costretti a contenere il disagio delle persone senza avere strumenti concreti per rispondere ai bisogni, a parte la nostra professionalità.
Vi racconto in particolare la mia esperienza.
Lavoro da tre anni come dipendente AUSL, settore minori, in un territorio molto vasto.
Di recente, a parte i consistenti tagli di risorse relative all'erogazione dei contributi economici, l'Azienda ha rinunciato anche alla collaborazione degli educatori, messi a disposizione da una Cooperativa Sociale in convenzione, che svolgevano interventi educativi e incontri protetti.
La maggior parte di interventi educativi sono stati sospesi (a parte quelli prescritti dall'Autorità Giudiziaria e ora gestiti in modo ridotto dalle due educatrici che prima svolgevano un ruolo di coordinamento) ed è stato chiesto a noi Assistenti Sociali di occuparci degli incontri protetti, oltre al grosso carico di lavoro legato alle richieste dell'Autorità Giudiziaria e alle problematiche di carattere socio-economico.
Come se non bastasse, una mia collega dipendente che ha chiesto mobilità non sarà sostituita ed è stato chiesto a noi colleghe rimaste di prenderci a carico anche le sue situazioni.
In tutto questo, io, a parte avere appena deciso di iscrivermi al SUNAS (non so cosa aspettavo..) e continuare a segnalare le criticità a chi di dovere, insieme ai miei colleghi, non so che fare perchè alla fine stiamo pagando noi e le famiglie che seguiamo il peso delle scelte "irresponsabili" dei nostri referenti istituzionali, che vogliono dare un'immagine politica sempre e solo positiva, continuando a prolungare quel silenzio, invece di iniziare davvero a parlare in termini realistici e a rivedere l'organizzazione.. non partendo da quello che ci deve essere ma da quello che manca.


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 Oggetto del messaggio: Re: tagli nel sociale
MessaggioInviato: mar, 14 feb 2012 - 1:37 pm 
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Iscritto il: ven, 04 mag 2007 - 10:22 am
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Località: Forlì
Se in Italia si tagliano le pensioni, gli stipendi o anche la possibilità di andare domenica allo stadio, tutti scendono in piazza.

Se si taglia nel "sociale" nessuno lo fa. Perchè?

Beh, i motivi sono tanti. Un'ipotesi farebbe pensare all'inutilità delle politiche sociali, tant'è che nessuno protesta.

Bisogna però saper leggere le cose. I tagli sono sui "trasferimenti Stato-Regioni", NON sulle politiche sociali in sè, che hanno un carico regionale. Nelle Regioni in cui ai tagli si fa fronte con risorse locali, lì la crisi non si sente. In quelle in cui le Regioni non avevano un carico (quindi "giravano" i soldi dello Stato verso gli EE.LL.), la crisi c'è, perchè logicamente mancano i fordi.

Dove ciò avviene, si assiste ad una totale assenza della sussidiarietà finanziaria non da poco tempo. E ciò è grave, perchè è dal 2001 che, per Legge Costituzionale, la potestà legislativa è delle Regioni.

Insomma, si "taglia" dove si è mal programmato negli anni.

INOLTRE: la crisi ci impone non solo risparmi, ma anche di ottimizzare le poche risorse che abbiamo. Ma siamo sicuri che spendendo di più le cose vadano meglio?

Bisogna vedere COSA si taglia, per esempio se i trasferimenti monetari o i servizi. Prima si faceva cenno, per esempio, alle convenzioni con le cooperative per gli incontri vigilati e al ritorno ai colleghi di questi compiti. Beh, perchè no? Si risparmiano soldi, si controlla meglio il compito istituzionale, si ha "materiale" per chiedere più assunzioni (anche perchè una convenzione costa MOLTO DI PIU' rispetto all'assumere colleghi).

Insomma, invece di lamentarci sui tagli, io vedrei anche altri punti di vista.

Le difficoltà quotidiane non sono i tagli, bensì la disorganizzazione ed organizzazioni di servizio (volutamente) confuse.

O no?

_________________
Ugo Albano

=============================
CONTATTO DIRETTO:
http://digilander.libero.it/ugo.albano


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