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 Oggetto del messaggio: Reddito minimo
MessaggioInviato: dom, 08 dic 2013 - 5:03 pm 
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Iscritto il: gio, 16 ott 2008 - 10:31 pm
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Cari colleghi, lavoro come assistente sociale in un comune della Sardegna. Mi interessa sapere se in qualche regione d' Italia oggi esiste il reddito di cittadinanza, o reddito minimo d' inserimento, o reddito minimo garantito come dir si voglia...
Grazie a chi voglia rispondere...


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
MessaggioInviato: lun, 09 dic 2013 - 7:07 am 
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Cara didina,

purtroppo la risposta è no.

Dopo la l. 328/2000 ci fu la sperimentazione in alcuni Comuni, poi più nulla.

Con la "legge di stabilità" (in discussione al Parlamento) pure questo Governo vuole introdurla, ma "sperimentalmente" e solo in alcuni Comuni.

Secondo me non se ne farà nulla per diversi motivi:

1) mancano le coperture finanziarie;

2) lo Stato di fatto interviene su competenze che, per Costituzione dal 2001, sono delle Regioni:

3) di fatto è un intervento (parlo delle sperimentazioni) inefficace se disgiunto da un più ambio obiettivo di Riforma. La L. quadro infatti ha disatteso le intenzioni di riforma a mio avviso: la L. Bassanini del 1998 prevedeva infatti il passaggio in toto alle Regioni delle competenze, compresi gli assegni iNPS, per capirci, ma è rimasto tutto in capo allo Stato. Chi lavora nei Comuni sa bene come, dietro le invalidità, si nascondono tante situazioni di "minimo reddito garantito".

Risposta un pò lunga e comp0lessa, ma fa capire meglio lo stato dell'arte......

Saluti.

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Ugo Albano

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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
MessaggioInviato: lun, 09 dic 2013 - 7:20 am 
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Non vorrei essere inesatta, ma da quel che mi sembra in alcune regioni c'è un reddito minimo universale. Mi pare che ad esempio nella Provincia Autonoma di Trento sia in funzione da un sacco di anni oramai. Io quando ho fatto un concorso in Trentino mi ero letta la legislazione regionale/provinciale e c'erano degli artiocli in merito. Ora non so se di fatto però siano disapplicati...


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
MessaggioInviato: lun, 09 dic 2013 - 8:29 pm 
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In Friuli Venezia Giulia c'è l'ISEE e il FAP (Fondo Autonomia Possibile) per permettere agli utenti di poter rimanere al proprio domicilio senza dover necessariamente essere inseriti in struttura (casa di riposo).


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
MessaggioInviato: lun, 09 dic 2013 - 9:35 pm 
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Luca, l'ISE/ISEE è uno strumento utilizzato in Italia a partire dalla fine degli anni 90 per calcolare la situazione economica delle persone che desiderano accedere a determinati benefici economici o servizi pubblici. Questo tiene contro dei beni reddituali e patrimoniali dei cittadini, ma non è un sostegno economico in sé.
Mentre il FAP è effettivamente un sostegno economico, ma non è per niente assimilabile a un reddito minimo universale proprio perché si rivolge ad una specifica tipologia di popolazione regionale. In Friuli Venezia Giulia durante la giunta Illy (Legge regionale 6/2006) è stato invece sperimentato un reddito minimo (reddito di base per la cittadinanza) che però è stato affossato dalla giunta Tondo poco tempo dopo. Ora che la giunta regionale ha di nuovo cambiato colore politico con Serracchiani, si riparla di istituire di nuovo in regione un reddito minimo. Ma per ora niente di certo. Staremo a vedere...


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
MessaggioInviato: mar, 10 dic 2013 - 8:04 pm 
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Iscritto il: gio, 16 ott 2008 - 10:31 pm
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Ugo, ricordo la sperimentazione a seguito dell' emanazione della legge 328/2000 del reddito minimo d' inserimento..Anch' io credo che non se ne farà nulla per ora, e credo anch' io che sia inutile una sperimentazione senza una riforma del sistema...ma non mi sembra che ci sia la volontà per procedere, anzi...siamo in un sistema dove regna la confusione più totale, senza nessun punto di riferimento certo...

Saluti


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
MessaggioInviato: mer, 11 dic 2013 - 7:34 pm 
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chiara79 ha scritto:
In Friuli Venezia Giulia durante la giunta Illy (Legge regionale 6/2006) è stato invece sperimentato un reddito minimo (reddito di base per la cittadinanza) che però è stato affossato dalla giunta Tondo poco tempo dopo. Ora che la giunta regionale ha di nuovo cambiato colore politico con Serracchiani, si riparla di istituire di nuovo in regione un reddito minimo. Ma per ora niente di certo. Staremo a vedere...


Per le condizioni di povertà in Friuli c'è il Fondo di Solidarietà regionale al quale si accede sulla base dell'ISEE.
E' uno strumento di aiuto economico temporaneo ed è strettamente correlato ad un progetto personalizzato.

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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
MessaggioInviato: mer, 11 dic 2013 - 7:56 pm 
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Effettivamente in FVG c'è il fondo di solidarietà contro la povertà, ma secondo me non è un reddito minimo vitale. E' più un tipo di aiuto economico discrezionale, cioè attivabile a seconda dello stato di bisogno valutato dall'assistente sociale del Comune.
Io per reddito minimo vitale parlo di un diritto di tutti i cittadini che hanno meno di un determinato reddito o non ne hanno proprio, di ottenere un assegno economico mensile che li protegga dalla povertà assoluta, ovviamente legato ad un progetto che li consenta a lungo termine di raggiungere l'autonomia. Qualcosa che assomigli all'estensione dell'assegno sociale per tutti i cittadini maggiorenni in Italia, legato però ad un progetto di accompagnamento personalizzato gestito dal servizio sociale dei comuni.
Tu che ne pensi del fondo di solidarietà in FVG? Io penso che non sia una grande innovazione. Ovviamente che è meglio di niente, ma sinceramente siamo lontani dai diritti sociali degli altri paesi europei!!!


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
MessaggioInviato: mer, 11 dic 2013 - 8:29 pm 
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chiara79 ha scritto:
Tu che ne pensi del fondo di solidarietà in FVG? Io penso che non sia una grande innovazione. Ovviamente che è meglio di niente, ma sinceramente siamo lontani dai diritti sociali degli altri paesi europei!!!


Confermo Fondo di Solidarietà e Reddito minimo sono due cose diverse.

Cosa ne penso?
1- In questi tempi dove i comuni hanno poche risorse è un aiuto importante perchè consente di assegnare a diverse persone un contributo economico (con fondi regionali) significativo, per alcuni mesi, che altrimenti le famiglie non riuscirebbero ad avere
2- essendo prevista la possibilità di un'erogazione per alcuni mesi, questo consente di fare un progetto con la persona e verificare anche l'aderenza a quanto concordato nel tempo
3- Penso che l'ISEE (previsto per l'accesso) sia uno strumento non sempre valido per descrivere la condizione economica familiare, ora vedremo se la riforma poterà a risultati migliori oppure a più obbrobri
4- Il Fondo Solidarietà ad un certo punto finisce, ma nel frattempo non sempre c'è stato il cambiamento necessario perchè la persona possa essere economicamente autosufficiente
5- i contributi lunghi nel tempo che prevedono importi grossi (tali da essere simili ad uno stipendio) a volte possono portare la persona a "sedersi", oppure a rinunciare alla ricerca di un lavoro e aspettarsi ancora contributi
6- alla fine di tutto però ritengo più utili i contributi a contrasto della povertà piuttosto che altre iniziative a pioggia sulla generalità della popolazione che danno un contentino a tutti, ma di fatto nessuno ne trae un reale beneficio

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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
MessaggioInviato: mer, 11 dic 2013 - 9:49 pm 
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Sono d'accordo su alcune cose che dici, soprattutto il limiti dell'ISEE e il fatto che il fondo di solidarietà è uno strumento che consente di sbloccare un'aiuto economico su fondi regionali in tempi in cui i comuni se la vedono proprio brutta. Per fortuna che c'è, ci mancherebbe altro.
In ogni caso, la questione della durata di questi aiuti e sull'importo è tutta da dibattere, soprattutto per quando concerne i rischi assistenzialistici di cui parli.
Se vogliamo parlare di reddito minimo vitale, ti posso citare la mia esperienza di lavoro qui in Francia: gli importi non si avvicinano di certo a quelli di uno stipendio (470 € per una persona sola e senza reddito), ma consentono ad una persona di sapere di poter contare su una base minima di sussistenza, sapendo che i legami familiari e comunitari sono sempre più scarsi e che le persone non possono contare su una rete informale di aiuto sulla quale si fa spesso troppo affidamento in Italia. Credimi che con importi così bassi si sopravvive e non si vive dignitosamente, almeno in città come Parigi. Tuttavia è vero che alcuni utenti rischiano di sedercisi sopra, pur sapendo di non starci poi tanto comodi. Ma quando le dinamiche di esclusione sociale e marginalità si installano è molto difficile fare un percorso di re-inserimento che scardina queste abitudini.
Ti posso però dire che qui dal 2009 qui è stata fatta una riforma del reddito minimo universale che ora è versato non solo a chi non ha alcun reddito, ma anche a chi lavora e guadagna meno del salario minimo garantito (qui si aggira sui 1100 euro mensili netti). Insomma una protezione non solo dalla povertà assoluta ma anche da quella relativa, come testimoniano i molti lavoratori poveri che incontriamo molto spesso nel nostro lavoro. Io lo trovo un gesto di civiltà. Mi piacerebbe che l'Italia non fosse l'unico paese europeo assieme alla Grecia a non garantire un reddito minimo vitale ai suoi cittadini. Ma forse chiedo troppo...


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
MessaggioInviato: gio, 12 dic 2013 - 1:16 pm 
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Beh, è chiaro che parliamo di qualcosa che in Italia non c'è. Il nostro Paese ha - per Costituzione!- un impianto che prevede un "reddito minimo" ai soli disabili. Si può anche non essere daccordo, ma è così.

Io però vi invito a "vedere oltre". Una cosa è la "politica dei redditi" di un Paese, altra cosa è il servizio sociale. Non non stiamo a gestire la politica dei redditi, pure se ci fosse una legge sul reddito minimo. La confusione che oggi esiste è appunto questo cortocircuito tra servizio sociale e "diritto al minimo vitale". Ancorpiù di questi tempi: ma credete fattibile un nostro lavoro, anche di sportello, a contrasto di una povertà "di sistema"??

Mi viene in mente un mio recente articolo che è stato pubblicato sulla Resegna di Servizio sociale, il cui titolo è "servizio sociale in tempo di crisi", in cui sostengo che noi assistenti sociali dobbiamo smettere di fare il bancomat (tra l'altro vuoto) e fare altre cose, dobbiamo passare dal "dare soldi" (che non ci sono) all'aiutare gli altri ad essere autonomi.

Altrimenti andiamo in burnout. E fungiamo da facili capri espiatori di gente ormai incazzata per la crisi, in cui la nostra faccia rappresenta lo "stato assente". Con la differenza che io guadagno 1200 euro (cioè come il "reddito minimo" francese o tedesco) e chi è in politica dieci volte tanto, io da solo a prendermi la rabbia e quegli altri con la scorta ed i vitalizi.

Non so se mi spiego.

Guardiamo oltre il minimo reddito......

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Ugo Albano

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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
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in Italia se non ci fosse la famiglia sarebbe un disastro. altro che welfare.

Maddy


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
MessaggioInviato: gio, 12 dic 2013 - 5:07 pm 
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Se in Italia fosse applicato il RMI, come nel resto d'Europa e come vedo fare in Spagna con le modalitá basiche che spiegava la collega francese (400 euro mensili per la singola persona), non si riverserebbero ai Servizi Sociali valanghe di persone a chiedere l'obolo per sopravvivere... Quindi io concordo con Ugo che bisogna guardare oltre perché le competenze dell'assistente sociale sono (sarebbero) ben altre, peró... non credi che questa ristrutturazione lo permetterebbe? per esperienza, é piuttosto frustrante e faticoso dover lottare ogni giorno nei servizi per far capire "noi facciamo altro" quando comunque fra le nostre prestazioni c'e' "erogare l'obolo" (é scritto in tutti i regolamenti comunali....). Invece, se proprio non esistono soldi da erogare perché giá li eroga lo Stato a chi di diritto, si partirebbe da una base pulita, no? Io da circa 20 anni (ossia da quando cominciai come a.s. e mi resi conto che sta musica del contributo economico non faceva per me) lo spero e lo predico, peró invano, vedo... :cry:
Questo é UNO degli aspetti ma é basico. L'altro aspetto é che la formazione andrebbe rilanciata. Leggo in questi giorni voci di esultanza per il passaggio del progetto di laurea quinquennale. Nulla da eccepire circa il fatto che la professione é talmente delicata che forse 5 anni vanno bene (anche se, a mio modesto parere, le lauree dovrebbero durarne 4+ 1-2 anni di specializzazione, ma questa é opinione mia personale), peró spero vivamente che non siano due anni aggiuntivi della serie "parcheggiamo la gente", a dare un'altra vagonata di esami di diritto amministrativo, economia e sociologia,diciamolo, inutili e pallosi. Mi piacerebbe invece che si prendessero i piani di studio delle facoltá di servizio sociale europee, per esempio quelle UK che sono l'eccellenza, ma anche quelle spagnole non sono malaccio: e si COPIASSERO. Sí, signori, perché i nostri colleghi europei studiano metodologia della ricerca sociale, tecniche di supervisione, capacitá di comunicazione e tutti i modelli di servizio sociale (individuale, comunitario, ecc.), tra le altre cose, e poi possono accedere a master professionalizzanti secondo l'indirizzo che preferiscono. Certo stavo ragionando proprio stamani, per riempire modulistica, che é quello che ci vorrebbero far fare gli amministratori italiani, non occorre studiare 5 anni e fare un tirocinio post-laurea di 1 anno... no??? a queste condizioni io, personalmente, mi farei piuttosto tutta la carriera di medicina che da ben altri sbocchi.... :mrgreen:
Si fa per riflettere, eh!!


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
MessaggioInviato: ven, 13 dic 2013 - 7:20 am 
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Sai, Chiara, il nostro problema, come italiani - intendo - , è culturale. Noi siamo abituati alla "forma", all' "apparenza", non alla sostanza. Ciò anche a motivo di un certo (falso) cattolicesimo, per cui l'importante è salvare la forza, poi i contenuti sono relativi. Noi siamo il popolo che promette fedeltà sull'altare e poi va a prostitute, non siamo quelli che pretendono una buona sanità e poi paghiamo in nero i medici, ...... noi siamo qualli che pensiamo di risolvere la nostra professione passando dai 3 ai 5 anni, "sanando" la maggioranza (triennali e spesso da decenni senza aver aperto un libro).

Noi assistenti sociali siamo invischiati in questa palude. Chi di noi va all'estero ha l'opportunità di vedere il nostro Paese con altri occhi, semplicemente perchè si confronta con il Paese ospitante. Gli altri Paesi fanno meno politica-spot, fanno più i fatti, probabilmente anche per un pragmatismo di base, che è tipico delle culture protestanti.

Per me l'analisi in Italia è questa: siamo indebitati, abbiamo una classe dirigente "senza palle", sta già avvenendo un ridimensionamento sociale ed economico sulla popolazione, manca una vision e pure il "senso di speranza per il futuro" (lo diceva il CENSIS),....allora che senso ha parlare di reddito minimo? Io trovo criminale ed irrispettoso proporre queste misure quando si sa già che sarà impossibile. E poi, chi lo gestira? Ma se a distanza di 15 anni dalla Legge Bassanini ancora le Amministrazioni non sono collegate tra loro (per esempio Comune e Min. Finanza), come si fa a verificare i redditi? E con quale personale? Ma allora, di che parliamo? Dobbiamo continuare a credere alla Befana?

Cambiamo registro! Anche il quesito iniziale di Didina (sarda, se mi ricordo) deve far riflettere. Ma pure in Sardegna, è la crisi un motivo per "chiedere allo Stato soldi" oppure di "orientarsi verso un diverso modello di sviluppo"? La crisi ci sta dicendo che dobbiamo cambiare stile di vita, stile di consumo. In Francia (leggevo) per esempio la gente ritorna alle campagne, pure nelle città ci sono progetti di "orti urbani", ... vogliamo un pò ragionare su "nuove vie della solidarietà"? Perchè il servizio sociale deve smarrire se stesso dietro alle politiche pubbliche?

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Ugo Albano

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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo
MessaggioInviato: ven, 13 dic 2013 - 8:49 am 
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Pienamente d'accordo. Anche qui ci sono gli orti urbani, un mucchio di associazionismo volto allo scambio e al riciclo. E per restare in tema di servizio sociale... Come sai io sono consulente per l'allattamento e un mese fa uno Spazio Familiare Comunale mi chiese di fare una riunione con un gruppo di mamme. Giá mi desubica il fatto che qui ogni quartiere ha centri semi-gratuiti dove semplicemente le mamme con bambini si possono incontrare, prendere un té, ma anche avere una educatrice per parlare... E questo viene fatto anche per gli anziani. Comunque vado, e mi fanno visitare un centro spaziale di 3 piani, con cucina, saloni di tutti i tipi, terrazze dove appunto fanno mini-orti urbani. Mi spiegano che fanno attivitá guidate per tutte le fasce d'etá in collaborazione proprio con i servizi sociali. I ragazzi vanno lí all'uscita della scuola, vengono aiutati nei compiti e poi fanno laboratori educativi (orto urbano, informatica, gestione delle emozioni....). Come spesso mi accade, non sapevo se piangere o ridere e mi rivedevo assistente sociale in Italia mendicando due misere ore di sostegno educativo per tappare uno solo dei 20 casi di adolescenti problematici, o prostituirmi con le suorine del paesello perhé accettassero dietro pago il povero bambino marocchino lasciato a se stesso :shock:


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