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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: povertà
MessaggioInviato: ven, 13 giu 2008 - 9:49 am 
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Iscritto il: ven, 13 giu 2008 - 9:18 am
Messaggi: 8
Salve a tutti, sono una studentessa ed il mio sogno è quello di diventare assistente sociale...mi rendo conto però di quanto la pratica e la teoria viaggino su due universi paralleli. Ne ho avuto comferma oggi, quando una donna di mia conoscienza mi ha chiesto aiuto. La sua famiglia legalmente è composta da tre persone: lei ( con un passato molto difficile-un uomo che l'ha prima derubata, poi abbandonata con i figli- e problemi di salute) il figlio ventenne ( che non ha lavoro ed ha anch'egli problemi di salute) il figlio minorenne. Da qualche anno convive con un uomo (che lavora saltuariamente e rigorosamente a nero!). Questa famiglia sostanzialmente, non ha reddito, per fortuna è concessa loro una casa popolare, quindi hanno un tetto sulla testa, ma nient'altro, se non qualche aiuto da parenti e sacerdoti, ma quanto questo può garantirgli una vita dignitosa? C'è un modo per aiutarli? Per cercargli un lavoro? I servizi sociali, a cui la donna ha detto di essersi rivolta, le hanno risposto con un secco: non c'è nulla!! :(
Qualcuno di voi può suggerirmi qualcosa? Non voglio restare ferma a guardare...grazie a tutti


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MessaggioInviato: ven, 13 giu 2008 - 2:29 pm 
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Iscritto il: mar, 18 mar 2008 - 10:57 pm
Messaggi: 39
ciao Vale!

sono sempre più le persone che hanno problemi di questo tipo è vero! ti dico la verità...quando vengono in ufficio persone a richiedere un aiuto simile io mi trovo sempre un po'in difficoltà! se non sono loro a fare una richiesta specifica di contributo economico (tranne in casi gravi) io non lo propongo! forse dietro la frase delle colleghe che hai citato potrebbe esserci qualcosa di simile!

il fatto è che un contributo economico è la soluzione più facile da dare ad un utente in difficoltà, nel tempo non gli lasci nulla se ti limiti solo a questo intervento! conta poi...che chi non è abituato ad avere soldi non sempre quando se li trova tutti insieme in mano sa farne un buon uso! ti dico in più che, per esperienza, dato un contributo l'utente tenderà sempre a tornare a chiederne altri...l'assistenzialismo diventa un circolo difficile da spezzare! e anche professionalmente ti assicuro che ti distrugge!

per questi motivi, dove lavoro, con le mie colleghe abbiamo stabilito di non proporlo, in linea di massima perchè poi tutti i casi sono diversi! al contrario optiamo per un accompagnamento nella ricerca di un lavoro...l'unico modo per dare autonomia ad un utente e per sganciarlo dalla dipendenza dall'ente pubblico!

quindi se dovessi darti un consiglio ti direi di provare su quest'ultima strada, spiegando le motivazioni ed i benefici che se ne trarranno!

un abbraccio!


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MessaggioInviato: sab, 14 giu 2008 - 11:00 am 
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Dormiente
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Iscritto il: ven, 13 giu 2008 - 9:18 am
Messaggi: 8
ciao..grazie per la risposta e per il suggerimento :)
anch'io temo che, in questi casi, sia meglio aiutare l'utenza a diventare autosufficiente, piuttosto che temponare con un contributo economico, esaurito il quale, si torna praticamente allo stesso punto...sai qual'è il problema? purtroppo ne lei ne il figlio maggiore possono fare sforzi per la salute precaria a cui facevo cenno ( mi ha detto anche che suo figlio ha fatto domanda per l'invalidità) e per loro è difficile trovare un lavoro soli. Allora i servizi sociali non dovrebbero servire a questo? Perchè se possono/devono aiutarli nella ricerca di un lavoro aduguato alle loro difficoltà, gli chiudono la porta in faccia? C'è una legge a cui appellarsi? Non posso pensare che che in una società come la nostra, ci sia discrezionalità nella "concessione di aiuto"negli enti preposti.


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MessaggioInviato: sab, 14 giu 2008 - 4:43 pm 
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Baby Utente
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Iscritto il: mar, 18 mar 2008 - 10:57 pm
Messaggi: 39
cara Vale...ti assicuro che in una società come la nostra accade anche di peggio...situazioni anche peggiori in cui gli utenti non vengono aiutati!

se c'è una legge cui potersi appellare non so dirtelo, ma ciò che è certo che lo stesso nostro codice deontologico (titolo II) parla chiaro sulla nostra funzione di promozione/accompagnamento nell'autodeterminazione degli utenti.

con il riconoscimento della invalidità, comunque, è poi possibile anche l'iscrizione alle liste di collocamento mirato!


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