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 Oggetto del messaggio: Nessun responsabile
MessaggioInviato: mar, 26 mag 2015 - 11:41 pm 
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Iscritto il: mer, 17 nov 2010 - 9:55 pm
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Buona sera, sono una mamma esasperata e piuttosto arrabbiata per come è stato trattato il caso di mio figlio, non in particolare con l'assistente sociale ma da con tutte le figure professionali coinvolte e mi scuso in anticipo se potrò risultare pesante o eccessivamente prolissa.
Sono madre di 5 figli; con quattro di loro ho dovuto affrontare i problemi di tutti i bambini, adolescenti e ragazzi. Ora 2 di loro sono adulti, cresciuti senza il papà, deceduto quando erano molto piccoli. Il terzogenito, figlio di un altro uomo che ho scoperto, a gravidanza inoltrata, essere affetto da disturbo bipolare, è stato abbandonato dal padre all'età di 6 anni. Il bambino mi sembrò "strano" nello sviluppo del carattere sin dai primi mesi e con lui ho avuto fin dall'inizio seri problemi: incapacità di gestire rabbia e frustrazione, scoppi d'ira eccessivi, sembrava vivere in un mondo a parte, apatico e passivo nei mesi invernali, iperattivo in quelli estivi. A 6 anni, con l'abbandono paterno, tutti questi tratti caratteriali sono andati progressivamente aggravandosi, per sfociare anche verso la fine della classe 5^ elementare col rifiuto totale e assoluto di lavarsi, pettinarsi, cambiarsi d'abito, o anche solo la biancheria intima. Il mio meraviglioso bambino voleva essere sporco, puzzava incredibilmente, se mettevo nel cesto della biancheria sporca i suoi vestiti lui andava a riprenderseli, era capace di indossare un completo anche per un mese di fila, alla fine era arrivato a vestirsi a strati: il completo sporco sotto, quello pulito sopra, e non c'era verso di persuaderlo della necessità della cura e del l'igiene personale: sosteneva fosse un nostro problema, non suo. Inoltre l'apatia nei mesi invernali faceva sì che ogni anno scolastico lui iniziasse benissimo, per poi scemare nel rifiuto dello studio verso novembre/dicembre (mesi in cui passava la maggior parte del suo tempo dormendo) e recuperare poi anche abbastanza bene dalla primavera in poi; rapporto con compagni e insegnanti, coi fratelli, disastroso.

Inutile girarci attorno: sospettavo fortemente fosse bipolare come il padre.
Per questa ragione nel 2010, quando aveva 11 anni, non sapendo più cosa fare e capendo di aver bisogno di aiuto, per aiutarlo, andai dalle assistenti sociali territoriali esponendo tutto il comportamento del ragazzino e chiedendo che potessero assegnargli un educatore; mi risposero che non funzionava così, che il genitore chiede l'educatrice e questo viene concesso, ma che in assenza di una segnalazione avrei dovuto portarlo da una psicologa territoriale e sarebbe stata eventualmente lei a valutarne la necessità e per quanto esponessi il mio progetto di portarlo piuttosto da un neuropsichiatra privato, a mio avviso più indicato, insistettero al punto che mi sentii quasi forzata a recarmi da questa psicologa.
Ci andai, e questa professionista che medico non è probabilmente mi prese in antipatia, non so, cominciò ad accusarmi di tutto un po' di rami che non erano assolutamente di sua competenza; una volta l'assistente sociale mi disse che la psicologa aveva loro segnalato che mio figlio sarebbe stato denutrito, dovetti andare a fargli fare una visita ospedaliera con relativi esami del sangue per convincerla che la magrezza era costituzionale e il pallore era dovuto a microcitosi, un'altra volta dissero "La psicologa ci ha detto che è impossibile che un bambino strabico ci veda bene: lei non si prende cura di suo figlio." e io dovetti portare il referto dell'ospedale oftalmico per convincerle che, malgrado il lieve strabismo, ci vedeva benissimo e che non stavo trascurando nulla, ma i medici avevano stabilito che non l'avrebbero operato prima della maggiore età.
Insomma: per 2 anni sono stata oggetto di basse insinuazioni di vario tipo da parte di questa psicologa, principalmente accusata di non saper fare la madre e/o di trascurare mio figlio, preoccupata più di trovare un colpevole che di aiutarlo non ha mai fatto una diagnosi. Per 2 anni ho dovuto ingoiare umiliazioni da parte di questa psicologa di vario tipo perché l'assistente sociale non mi consentiva di rivolgermi a un diverso specialista, finché fu mio figlio, che da lei si sentiva ignorato e inascoltato, a dirle di non volerci più andare e malgrado la psicologa abbia tenuto comportamenti ben poco professionali, con ripetute telefonate tra lo scandalizzato e il minaccioso sia a me che al l'assistente, all'educatrice, e non ultimo il neuropsichiatra dell'asl che lo prese poi in carico, ci rivolgemmo a quest'ultima figura professionale.

Il neuropsichiatra pareva distratto, disattento, non ricordava le cose dette da un incontro all'altro, spesso non l'ha visto per mesi perché prendeva appuntamenti che poi disdiceva, in un caso presentati puntuali a un appuntamento ci ha rimandati a casa sostenendo di aver visto mio figlio il giorno prima (non era vero), altrettanto preoccupato di trovare un colpevole che la psicologa imputava tutto all'abbandono paterno, senza prendere in considerazione il fatto che gli ripetessi che quei problemi mio figlio li aveva dalla nascita e che sì, l'abbandono avrà pur inciso, ma ha aggravato una condizione preesistente. Dava la colpa di tutto il malessere del ragazzo al padre e al fratello da lui descritto come un violento e un semi delinquente (cosa assolutamente fantasiosa) senza averlo mai visto né conosciuto, finché 8 mesi fa, dopo più di 2 anni e mezzo che l'aveva in carico, è stato costretto ad ammettere davanti a me e all'educatrice, a domanda diretta, di non essersi mai preso la briga, in tutto quel tempo, di fargli semplicemente dei test psichiatrici, anche solo per scrupolo.
A questo punto ho finalmente ottenuto il permesso di rivolgermi a uno psichiatra privato, promettendo all'educatrice che avrei parallelamente mantenuto gli appuntamenti col neuropsichiatra il quale, appena saputolo, forse in un moto d'orgoglio si è deciso a fargli questi benedetti test; si è anzi affrettato a farli.
Dopo i test il suo atteggiamento nei confronti di mio figlio è nettamente cambiato: in base ai risultati ci ha parlato di un disturbo narcisistico della personalità, condizione assai grave, anche se al momento di mettere per iscritto la diagnosi è tornato più prudentemente a ipotizzare traumi legati all'abbandono paterno *col rischio* di una futura deriva paichiatrica di tipo narcisistico (sic!).

Mentre questo neuropsichiatra, ora che mio figlio ha ormai 16 anni e mezzo, comincia a insistere per una comunità residenziale psichiatrica, all'improvviso, io da mesi ho iniziato a portarlo da uno psichiatra e da uno psicologo privati, dissanguandomi in verità perché non ho voluto portarlo da 2 professionisti qualsiasi ma da persone che so essere competenti, che lavorano in case di cura psichiatriche. Entrambi, senza essersi ancora consultati tra loro, non mi hanno fatto attendere ANNI una diagnosi ma mi hanno detto che a loro avviso mio figlio non ha alcuna connotazione narcisistica e che la scarsa cura di sé, lo scarsissimo rendimento scolastico a fronte di un Q.I. piuttosto alto, il suo dare troppo in qualunque ambito relazionale e la sua forte empatia sarebbero fortissimi indici di una mancanza di qualunque connotazione narcisistica.
Entrambi, sempre senza essersi ancora consultati tra loro, mi hanno detto che faranno test a breve ma, a loro avviso (lo psichiatra in particolare dice di esserne certo), il problema di mio figlio è un disturbo bipolare.
Io ho detto "bipolare" 5 anni fa, quando andai dalle assistenti sociali la prima volta.

La verità è questa: mi hanno fatto perdere, tutti assieme, 5 preziosissimi anni di tempo in cui grazie a tutti loro non ho potuto far aiutare mio figlio. Ha trascorso 2 anni da una psicologa incattivita e di più da un neuropsichiatra pigro senza che avvenisse alcun miglioramento ma peggiorando di continuo, perdendo anni scolastici, amicizie, stima di sé. In soli 6 mesi di psichiatra e psicologo privati, che era ciò che avrei voluto fare dall'inizio, che lo trattano come un bipolare, lo sto vedendo cambiare e riappropriarsi di sé, finalmente, di giorno in giorno.

Esternando la mia rabbia alla sua educatrice, peraltro bravissima anche se lei stessa ammette di aver potuto ben poco coi problemi del ragazzo, mi sono sentita rispondere che assistente sociale, psicologa, neuropsichiatra non hanno responsabilità nel loro operato e che devo rassegnarmi che è andata così e guardare avanti anziché recriminare.
Malgrado tutto, l'assistente sociale ancora insiste con me per la comunità perché è quello che tutt'ora sostiene il neuropsichiatra (che a me sa tanto di sgravio di responsabilità)

Ora, scusandomi per il lungo, articolato e forse a tratti tedioso racconto, la domanda è questa: possibile che abbiamo fatto perdere a un ragazzo che aveva bisogno di aiuto e di cure ben 5 anni di tempo e nessuno ne sia responsabile? Queste persone possono veramente giocare al piccolo medico senza assumersene nessuna colpa?

Grazie a chi avrà la pazienza di rispondere.


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 Oggetto del messaggio: Re: Nessun responsabile
MessaggioInviato: ven, 21 ago 2015 - 9:06 am 
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Iscritto il: gio, 20 ago 2015 - 9:36 am
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Cara Ofelia,
la storia che racconti fa arrabbiare anche me. La sensazione di aver perso del tempo - che è in effetti preziosissimo quando si parla di un minore - mi sembra più che giustificata, così come il bisogno di avere una diagnosi, una risposta precisa che dia un senso e una spiegazione a quello che sta succedendo a tuo figlio. Naturalmente non sono nella posizione di dire se psicologa e neuropsichiatra fossero competenti o meno; alcune osservazioni però vorrei farle.

1.
"mi risposero che non funzionava così, che il genitore chiede l'educatrice e questo viene concesso, ma che in assenza di una segnalazione avrei dovuto portarlo da una psicologa territoriale e sarebbe stata eventualmente lei a valutarne la necessità e per quanto esponessi il mio progetto di portarlo piuttosto da un neuropsichiatra privato, a mio avviso più indicato, insistettero al punto che mi sentii quasi forzata a recarmi da questa psicologa."

Prova a vederla così: un'assistente sociale si vede arrivare una madre che non ha mai visto prima, la quale ha già fatto una valutazione del proprio caso e si è anche già data una risposta ("serve un educatore"). Dal mio punto di vista gli utenti sono spesso i più "competenti" sui propri problemi, soprattutto quando, come te, hanno gli strumenti per elaborare bene la propria situazione. Tuttavia comprenderai che se chiedi un servizio pubblico, a spese del pubblico, ci deve essere un qualche tipo di "filtro": altrimenti chiunque potrebbe arrivare e chiedere qualsiasi cosa. Perciò a me sembra appropriata la scelta di rimandarti a psicologa / neuropsichiatra della asl affinché valutassero l'opportunità di assegnare l'educatore.
Quello che non capisco è in che modo questo ti abbia impedito di rivolgerti, subito, ad uno specialista privato di tua scelta. Forse l'assistente sociale non è stata chiara nel dirti che una cosa non esclude l'altra.

2.
Ci andai, e questa professionista che medico non è probabilmente mi prese in antipatia, non so, cominciò ad accusarmi di tutto un po' di rami che non erano assolutamente di sua competenza; una volta l'assistente sociale mi disse che la psicologa aveva loro segnalato che mio figlio sarebbe stato denutrito, dovetti andare a fargli fare una visita ospedaliera con relativi esami del sangue per convincerla che la magrezza era costituzionale e il pallore era dovuto a microcitosi, un'altra volta dissero "La psicologa ci ha detto che è impossibile che un bambino strabico ci veda bene: lei non si prende cura di suo figlio."
Anche qui, proviamo a rovesciare il punto di vista per un attimo. L'assistente sociale ha di fronte una madre di 5 figli, che ha prima perso un marito e poi ha avuto un compagno con disturbo bipolare che ha abbandonato la famiglia. Ha cresciuto i figli da sola, almeno così pare. A ciò si aggiunge che uno di questi figli ha grossi problemi comportamentali e ti costringe a seguirlo costantemente. Non conosco altri elementi (se hai avuto altri compagni, se la tua famiglia di origine ti sostiene o meno, se lavori o no, eccetera), ma queste poche informazioni mi fanno immaginare che il carico di cura e di responsabilità che grava sulle tue spalle sia notevole e ti metta a dura prova. Proprio per le circostanze oggettive, non per le tua capacità o incapacità di fare la madre. Sarebbe difficile per chiunque - anzi, sono quasi stupita di non leggere nel tuo resoconto riferimenti a difficoltà in altre aree della tua vita (es.: tu come stai di fronte a tutto questo? Gli altri figli come la vivono? Economicamente reggete? Ecc. ).
Mi chiedo se l'assistente sociale (e la psicologa) non fosse un po' preoccupata dalla situazione complessiva: ce la farà questa madre così oberata ed "esasperata", come dici tu stessa, a stare dietro a tutto?
Mi dispiace che la situazione sia stata vissuta in modo un po' "poliziesco", come se stessero a controllarti, e insinuassero che non ce la puoi fare. Può darsi che non abbiano gestito bene la situazione, che non abbiano saputo comunicarti la loro preoccupazione in modo adeguato. Non saprei.
Però ecco, ti invito a tenere conto del fatto che alla base di tutto c'era la preoccupazione per tuo figlio, un sentimento che mi pare accomuni sia te che l'a.s. e la psicologa.

3. L'educatrice
Il tuo racconto comincia con la richiesta di avere un'educatrice. Nei paragrafi seguenti questa "appare", quindi in qualche modo - non so se da subito, o se ti hanno fatto aspettare troppo - l'intervento educativo è stato dato. (Tra l'altro con un'educatrice che definisci "bravissima"). La tua richiesta iniziale, mi pare, è stata raccolta, e anche la tua lettura del bisogno e la tua proposta di intervento è stata riconosciuta come giustificata. Questa psicologa quindi ha concordato con te su questo punto, giusto?
E tuo figlio ha effettivamente avuto il sostegno educativo necessario, o no?

Se sì, allora l'aiuto a tuo figlio - e a te - è stato dato. Non è stato lasciato solo lui, non sei stata lasciata sola tu.

E' vero, non c'è stata una diagnosi chiara e tempestiva, né un rapporto sereno con psicologo e neuropsichiatra, e questi sono sicuramente due problemi importanti: una relazione migliore con gli operatori non ti avrebbe fatto sentire così esasperata e, mi permetto di dire, "in lotta" costante.

In bocca al lupo, Ofelia.

P.s.
Vorrei chiederti una cosa, perché di psichiatria non mi intendo. Pensi che sarebbe cambiato qualcosa se tuo figlio fosse stato riconosciuto immediatamente come bipolare? Ci sono dei trattamenti fattibili sui ragazzini?


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