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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Leggete con pazienza e datemi una mano, per favore.
MessaggioInviato: gio, 04 feb 2016 - 9:27 am 
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Dormiente
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Iscritto il: mer, 03 feb 2016 - 6:07 pm
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Cercherò di riassumere il più breve possibile. Ho 16 anni, vivo con i miei genitori, mia sorella di 12 e, da più di un anno a questa parte, i genitori di mio papà (che stanno in salotto, dove abbiamo messo due letti) Da quando sono qui i nonni l'unico spazio che mi è rimasto è la mia cameretta, il resto è occupato. Mio nonno ha l'halzimer ed è totalmente disabile, è un impegno costante,principalmente per mia madre ma quando lei non c'è (per esempio quest'estate che è partita per 15 giorni per andare all'estero dai suoi genitori) me ne sono presa cura io, pulendolo, lavandolo mettendolo a letto ecc. Mia nonna fa i capricci, litiga con i miei e non aiuta. Da quando ci sono loro la situazione tra i miei e mia sorella è peggiorata.
Io personalmente non ho mai avuto un rapporto affettivo con i miei, non l'hanno mai costruito, il nostro è un rapporto di convivenza, non so come dire, "civile". Tra loro e mia sorella non so perché è andata in modo diverso. Sembrerà gelosia, giuro che è la realtà dei fatti. Io vedevo mia madre e lei che parlavano sul divano, lei che raccontava le giornate di scuola, la mamma che la abbracciava e le "spiavo" dalla cucina mentre studiavo perché con me quelle cose non le aveva mai fatte. Mi ricordo lei chiamava mia sorella "la mia bambina" e ovviamente io mi arrabbiavo. Pian piano, diventando grandi, mi sono resa conto che a lei venivano concesse molte più cose che alla sua età io non mi sarei nemmeno sognata. Andava e tornava da scuola da sola, usciva il pomeriggio con le amiche, aveva il telefono già da più piccola ecc. Questa rabbia costante, invidia, come vogliamo chiamarla, ha fatto sì che io non costruissi un particolare rapporto nemmeno con mia sorella. Da quando ci sono i miei nonni (più di un anno ormai)i miei, mia mamma in particolare, dedica meno tempo alla sua bambina e la sua bambina deve essersene accorta. Ha cominciato a fare i capricci, ad essere davvero arrogante, a rispondere male. Si taglia con le lamette, si scottava la faccia con la piastra per i capelli e andava a scuola a raccontare che era sua madre a farle quello, che a casa la picchiavano. Ha cominciato a fumare e frequentare brutte persone. I miei sono stati segnalati dalla scuola media ad assistenti sociali che si sono segnati la cosa. Sono entrati in ballo i carabinieri più volte (anche a casa nostra), lei non vuole più andare a scuola, i miei la punivano, lei ha cercato di bere l'acetone per uccidersi o fingere di uccidersi. Le liti qui sono tutti i santi giorni, se "mi va bene"al pomeriggio, se mi va male la sera o addirittura la notte. Mio padre è stato a casa un bel po' di giorni per risolvere la cosa invano. Nonostante la situazione al suo lavoro sia critica e le assenze siano pesate. Ho provato a fare da mediante più volte e impegnandomi, non ci sono riuscita. La notte mi alzavo e andavo da loro che già urlavano, urlavo ancora più forte e piangevo dicendo di smetterla e mi chiedevano "perché piangi tu?". Vanno tutti e tre dallo psicologo, a volte i miei assieme, a volte singolarmente, e singolarmente mandano mia sorella. È diventato difficile studiare in tutto questo casino, non mi riesco a concentrare. E se prima un minimo di serenità riuscivo a crearmela ora non ci riesco più. Se non quando sono fuori casa, ovvio.
E per condire il tutto credo di essere in parte vittima di violenze psicologiche. Quando succede ne parlo sempre con una mia amica in particolare, io lei e sua madre (un adulto quindi) abbiamo dedotto che probabilmente sono davvero violenze psicologiche. Adesso come adesso non mi vengono in mente grandi esempi, quando litigano con mia sorella vengono da me pretendendo che io sia una soluzione, e se gli dico che sono cose da adulti mi dicono che non me ne frega niente della famiglia e che se la barca affonda affondo anche io (non si rendono conto che sta già affondando). Se mi immischio invece mi dicono che sono cose da adulti e di farmi i fatti miei. Litighiamo spesso, molto spesso, per minime cose. E ad ogni singolo litigio non so come, si arriva a dire che non vedono l'ora che me ne vada, che manca poco ai miei diciotto anni e avranno anche loro la pace. A questo collegano che probabilmente a 18 anni sarò ancora qui e per molto anche perché chi mi prende ad una come me? E se non è perché nessuno mi vuole come compagna sarà perché non concluderò niente nella vita. Non sto più a contare le volte che mi hanno detto che sono la loro croce, che ognuno ha la propria e io sono la loro, mi ricordo di quando mi dicevano che sono così egoista che quando sarò adulta avrò sicuramente qualche grave malattia o la mia famiglia l'avrà. Sono cresciuta piena di insicurezze, con l'autostima sotto i piedi perché ogni minimo errore qui è fatto pesare, ogni difetto sottolineato infinite volte.
Quando ero piccola mi ricordo che le altre mamme parlavano delle loro figlie (anche le mamme di quelle più disastrose) dicendo la maggior parte delle caratteristiche positive, erano fiere delle loro bimbe. Mia madre si lamentava, c'era sempre qualcosa che non andava, mi disegnava come un mostro anche se lo giuro, non lo ero affatto. E lo fa ancora, si lamenta di me davanti a parenti amici ecc in mia presenza anche. E il rapporto materno che non ho mai avuto con mia madre io l'ho sempre cercato in figure femminili che vedevo nel quotidiano, maestre di scuola, professoresse.. Finché ho conosciuto quella che ora è la mia "mamma adottiva". Ci siamo conosciute nell'ambito dell'oratorio, ci siamo scoperte simili. Lei per problemi di salute non aveva mai avuto figli, e ne desiderava tanto uno. Io per problemi a casa non avevo mai avuto una madre e ne desideravo una. Ci siamo trovate. Ora ci vediamo appena riusciamo, lei lavora, io vado a scuola. Ma mi tratta davvero come fossi la sua bambina. Ci troviamo molto bene anche con suo marito, che mi ha accolto come ha fatto lei senza alcun indugio. Il nostro rapporto sta ancora crescendo, ci viviamo da pochi mesi, da settembre per la precisione, quindi non le ho mai parlato dei problemi che ho a casa, ho solo accennato al fatto che qualcosa non va. Dopo aver discusso il tutto con la mia amica e sua mamma, loro mi hanno consigliato di andare al centro d'ascolto sociale del mio paesello e raccontare la situazione, prima di chiamare gli assistenti sociali. Io volevo chiedere qui: se i due coniugi volessero davvero "adottarmi", sarebbe possibile che gli assistenti sociali diano loro il mio affido, nonostante abitino ad 1km dalla mia casa attuale? Nonostante "conoscano" i miei di vista?


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