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 Oggetto del messaggio: "Le cose dell'amore" dal libro di Umberto Galimberti
MessaggioInviato: lun, 27 set 2010 - 2:04 pm 
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La cosa più difficile da trovare nei legami amorosi è l'amore.
F. De La Rochefoucauld, Massime (1665) p.102.


Se ti sei innamorato una volta, sai ormai distinguere la vita da ciò che è supporto biologico e sentimentalismo, sai ormai distinguere la vita dalla sopravvivenza. Sai che la sopravvivenza significa vita senza senso e sensibilità, una morte strisciante: mangi il pane e non ti tieni in piedi, bevi acqua e non ti disseti, tocchi le cose e non le senti al tatto, annusi il fiore e il suo profumo non arriva alla tua anima. Se però l'amato è accanto a te, tutto improvvisamente, risorge, e la vita ti inonda con tale forza che ritieni il vaso di argilla della tua esistenza incapace a sostenerla. Tale piena della vita è l'eros. Non parlo di sentimentalismo e di slanci mistici, ma della vita, che solo allora diventa reale e tangibile, come se fossero cadute squame dai tuoi occhi e tutto attorno a te, si manifestasse per la prima volta, ogni suono venisse udito per la prima volta, e il tatto fremesse di gioia alla prima percezione delle cose. Tale eros non è privilegio né dei virtuosi, né dei saggi, è offerto a tutti, con pari possibilità. Ed è la sola pregustazione del Regno, il solo reale superamento della morte. Perché solo se esci dal tuo Io, sia pure per gli occhi belli di una zingara, sai cosa domandi a Dio e perché corri dietro di Lui.

Teologo greco-ortodosso Christos Yannaras


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 Oggetto del messaggio: Re: "Le cose dell'amore" dal libro di Umberto Galimberti
MessaggioInviato: lun, 27 set 2010 - 3:10 pm 
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Chiamiamo "idealizzazione" quella tendenza che falsa il giudizio, [...] come avviene ad esempio invariabilmente nel caso delle infatuazioni amorose, dove L'Io diventa sempre meno esigente, più umile, mentre l'oggetto sempre più magnifico, più prezioso, fino a impossessarsi da ultimo dell'intero amore che l'io ha per sé, di modo che, quale conseguenza naturale, si ha l'autosacrificio dell'Io. L'oggetto ha per così dire divorato l'Io.

S.Freud, Psicologia delle masse e analisi dell'Io (1921), pp.300-301.


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 Oggetto del messaggio: Re: "Le cose dell'amore" dal libro di Umberto Galimberti
MessaggioInviato: lun, 27 set 2010 - 3:17 pm 
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La seduzione non si basa sul desiderio o sull'attrazione: tutto questo è volgare meccanica e fisica carnale, nulla di interessante. Certo, il fascino della seduzione passa attraverso l'attrattiva del sesso. Ma, propriamente, vi passa attraverso, la trascende. Per la seduzione, infatti, il desiderio non è un fine, ma un'ipoteca posta in gioco. Anzi, più precisamente, la posta in gioco è provocare e deludere il desiderio, la cui unica verità è brillare e restare deluso.

J.Baudrillard, il destino dei sessi e il declino dell'illusione sessuale (1992).p87.


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 Oggetto del messaggio: Re: "Le cose dell'amore" dal libro di Umberto Galimberti
MessaggioInviato: lun, 27 set 2010 - 3:18 pm 
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La persona amata è quella ricreata dal nostro amore. E' ricreata immediatamente e mediatamente: essa, cioè, è un nuovo essere per noi fin da quando prendiamo ad amarla; ma si fa realmente un essere sempre nuovo, si trasforma continuamente in conseguenza del nostro amore, che agisce su di essa, conformandola a grado a grado sempre più energicamente al nostro ideale. Insomma, l'oggetto dell'amore, qualunque esso sia, non preesiste all'amore, ma è da questo creato.Vano quindi cercarlo con l'intelligenza astratta, che presume di conoscere le cose come sono in se stesse. Su questa via non può trovarsi se non la mancanza di ciò che si ama ed è degno perciò d'essere amato. Si trova il difetto, il male, il brutto: ciò che non si amerà mai, perché, per definizione, è ciò che invece si odia.

Giovanni Gentile.


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 Oggetto del messaggio: Re: "Le cose dell'amore" dal libro di Umberto Galimberti
MessaggioInviato: lun, 27 set 2010 - 3:18 pm 
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Amare è volere. Se amiamo ciò che ha pregio e risponde all'ideale è perché quell'ideale non c'è e con l'amore lo vogliamo realizzare. Ora quello che noi vogliamo, appunto perché lo volgiamo, non c'è già al mondo. Noi non vogliamo la terra, ma il possesso della terra, ossia la terra che sia nostra, da noi posseduta, ed entrata a far parte della nostra vita. Allo stesso modo amiamo un essere animato, allo stesso modo amiamo un essere spirituale o umano, una persona.
La quale, amata da noi, è ricercata dal nostro amore.


Giovanni Gentile
Frammento di una gnoseologia dell'amore.


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 Oggetto del messaggio: Re: "Le cose dell'amore" dal libro di Umberto Galimberti
MessaggioInviato: lun, 27 set 2010 - 3:19 pm 
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Quel che Nietzsche dice delle donne, vale naturalmente anche per gli uomini che se, oltre a essere amati, a loro volta amano, finiscono per identificarsi non con la donna amata, ma con la costruzione che di lei si sono fatti. Di qui il monito di Nietzsche:

Dobbiamo proibirci di diventare l'ideale di un altro: in tal modo, costui sperpera l'energia per plasmare a se stesso il suo ideale peculiare, lo induciamo in errore e lo allontaniamo da se stesso - dobbiamo far di tutto per illuminarlo o cacciarlo via. Un matrimonio, un'amicizia, dovrebbe essere il mezzo (raro!!) di fortificare il nostro proprio ideale: dovremmo vedere anche l'ideale dell'altro e alla sua luce il nostro!


F. Nietzsche


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 Oggetto del messaggio: Re: "Le cose dell'amore" dal libro di Umberto Galimberti
MessaggioInviato: lun, 27 set 2010 - 3:20 pm 
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Noi lavoriamo continuamente all'inganno di noi stessi. E ora credete voi, che tanto parlate e decantate l'"obliar se stessi nell'amore", lo "scioglersi dell'Io nell'altra persona", che ciò sarebbe qualcosa di sostanzialmente diverso?
Dunque si infrange lo specchio, ci si immagina in un'altra persona che si ammira, e si gode poi l anuova immagine del proprio io, anche se la si chiama col nome dell'altra persona.


F.Nietzsche, Umano troppo umano, II, (1878-1880).


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