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 Oggetto del messaggio: Laurea per lavorare nelle carceci o nei tribunali
MessaggioInviato: dom, 09 mar 2014 - 2:32 pm 
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Iscritto il: gio, 06 feb 2014 - 1:06 pm
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Ciao a tutti.
Sono una studentessa di serivizio sociale... Dopo la laurea triennale vorrei fare l'assistente sociale nelle carceri o nei tribunali. Per fare ciò, dovrei fare una specialistica o mi basterà essere iscritta all'albo B dell'ordine?
Jessica


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 Oggetto del messaggio: Re: Laurea per lavorare nelle carceci o nei tribunali
MessaggioInviato: dom, 09 mar 2014 - 9:01 pm 
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Iscritto il: sab, 03 apr 2010 - 2:05 pm
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Ciao Jessica,
innanzitutto devi sapere che attualmente è in discussione in Parlamento e Senato la riforma della professione che richiederebbe la formazione quinquiennale ai fini dell'iscrizione all'albo, il quale diventerebbe unico (senza più un albo A e B). Quindi la tua domanda rischia di trovare già una risposta tra qualche mese...
Inoltre sappi che gli assistenti sociali non sono impiegati direttamente nelle carceri o nei tribunali, ma lavorano presso il Ministero di Giustizia (Ufficio di Esecuzione Penale Esterna per gli adulti e Ufficio di Servizio Sociale Minorile per i minorenni). Purtroppo per questi due uffici da molti anni non vengono più banditi concorsi per AS (negli ultimi anni solo per l'UEPE si è fatto un bando per una graduatoria di collaboratori AS per con partita IVA), e sembra che stiano facendo ulteriori tagli di personale... Insomma, le speranze di lavorare in questo ambito sono ridottissime.Ora come ora comunque basterebbe la triennale e l'iscrizione all'albo B per un eventuale concorso.
In bocca al lupo
C.


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 Oggetto del messaggio: Re: Laurea per lavorare nelle carceci o nei tribunali
MessaggioInviato: lun, 10 mar 2014 - 5:40 pm 
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Iscritto il: ven, 10 dic 2010 - 3:22 pm
Messaggi: 59
Tutto quello che dice Chiara è vero, ma aggiungerei che per lavorare in questi settori ormai non c'è più da aspettare SOLO il concorso pubblico, ma ci si può arrivare tramite delle collaborazioni a progetto o tramite incarichi a partita IVA.
Oltre al Ministero di Giustizia, ci sono anche i SERT (ASL) che ormai sono operativi in diverse carceri.
Al momento non conosco situazioni in cui la psichiatria o l'ospedale hanno aass nel personale esclusivamente dedicato al penitenziario, ma chi può dire che prossimamente non saremo presenti nelle carceri anche in quella veste??

Ciao Riccardo


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 Oggetto del messaggio: Re: Laurea per lavorare nelle carceci o nei tribunali
MessaggioInviato: mar, 11 mar 2014 - 7:24 am 
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Iscritto il: ven, 04 mag 2007 - 10:22 am
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Nelle case circondariali ci sono anche imprese sociali, coop., ecc per svariati compiti, dalla formazione all'animazione, ecc. Il personale di dette realtà, assunto, presta servizio lì. Occorre quindi informarsi sul luogoe contattare chi ci lavora per farsi assumere. A volte possono essere le stesse che si occupano di gestione postpenitenziaria, quindi con strutture esterne (dormitori, accoglienza, centri di ascolto, ecc.)-.
Logicamente trattasi di realtà private, generalmente non abituate ad assistenti sociali, ma le cui funzioni io vedrei più che bene in quei contesti.
E' logico che esser conosciuti è un vantaggio: averci fatto il tirocinio, per esempio, lo è!

Saluti.

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Ugo Albano

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 Oggetto del messaggio: Re: Laurea per lavorare nelle carceci o nei tribunali
MessaggioInviato: mer, 12 mar 2014 - 1:36 pm 
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Iscritto il: gio, 06 feb 2014 - 1:06 pm
Messaggi: 2
Ok...
Grazie a tutti per le buonissime risposte. :)
Sono ancora una studentessa del primo anno, avrò modo di informarmi bene... anche se mi piacerebbe davvero lavorare in quell'ambito, più di qualsiasi altra struttura!

Un saluto a tutti


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 Oggetto del messaggio: Re: Laurea per lavorare nelle carceci o nei tribunali
MessaggioInviato: gio, 13 mar 2014 - 7:01 am 
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Iscritto il: ven, 04 mag 2007 - 10:22 am
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Il mondo della devianza richiede una grande maturità. Mi sorprende che una ventenne abbia questo interesse. E' un mondo "tosto", in cui non è facile aiutare soggetti ormai identificati con status delinquenziali; sono spesso maschi, che capiscono solo se "costretti" , gente che di fronte ad una ventenne (femmina) si mettono a ridere di sicuro.

Mi chiedo: perchè questo interesse? E' solo teorico? Non ti conviene "saggiare" la tua tenuta magari facendo del volontariato in un dormitorio o in un centro di accoglienza?

E' solo per capire, ma anche per riflettere assieme sul fatto che, sul piano personale, bisogna essere ben pronti emozionalmente ad un certo tipo di utenza.....

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Ugo Albano

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 Oggetto del messaggio: Re: Laurea per lavorare nelle carceci o nei tribunali
MessaggioInviato: gio, 13 mar 2014 - 3:51 pm 
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E' possibile, col progetto master, lavorare come liberi professionisti all'uepe.

Laura


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 Oggetto del messaggio: Re: Laurea per lavorare nelle carceci o nei tribunali
MessaggioInviato: lun, 17 mar 2014 - 9:01 pm 
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Iscritto il: ven, 10 dic 2010 - 3:22 pm
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ma come gente che di fronte ad una ventenne (femmina) si mettono a ridere di sicuro????

Mi fa strano leggere una cosa del genere. Conosco diverse situazioni che smentiscono assolutamente questo pregiudizio, aldilà del fatto che per deridere un operatore, l'età non rappresenta un motivo ma se mai quello che esce dalla bocca dell'operatore, a prescindere dall'età e pure dal genere.

Certamente è fondamentale la preparazione emozionale ed esperenziale, ma vista la poca specializzazione in questo ramo durante la formazione universitaria (almeno la mia), ottimo che una studente si voglia orientare per questo tipo di utenza


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 Oggetto del messaggio: Re: Laurea per lavorare nelle carceci o nei tribunali
MessaggioInviato: mar, 18 mar 2014 - 6:54 am 
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Iscritto il: ven, 04 mag 2007 - 10:22 am
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E' proprio questo che volevo dire.

Il lavoro con la devianza, con soggetti a "rischio aggressività" richiede un governo delle proprie emozioni, ma pure la capacità a saper essere autorevoli in ruoli operativi, al di là delle appartenenze di genere o di età. Se però ciò non è curato, sono proprio queste appartenenze ad essere usate dal delinquente per manipolare la relazione.

Per mia esperienza vedo forti carenze. Si consideri che, se la polizia è addestrata al fronteggiamento dei delinquenti, noi non lo siamo. E' una carenza di formazione. Ergo - viva Dio!- se una giovane collega è interessata al settore ed io la invito a prepararsi, è solo per il suo bene e per l'efficacia del lavoro. Tutto quà!

Saluti.

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Ugo Albano

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 Oggetto del messaggio: Re: Laurea per lavorare nelle carceci o nei tribunali
MessaggioInviato: mar, 18 mar 2014 - 4:31 pm 
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Iscritto il: sab, 16 gen 2010 - 9:32 pm
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Salve a tutti, ogni tanto mi affaccio per vedere un pó se c'e' quzlche tema interessante e min piace dire la mia. Io ho avuto la stessa curiositá verso il mondo delle tossicodipendenze, nello specifico perché avevo vissuto un contesto parrocchiale di vera e propria comunitá terapeutica (sul modello del Gruppo Abele di don Ciotti, con il quale avevo fatto esperienze formative giá a 16 anni). Quando mi chiamarono in un CEIS per un colloquio, a seguito di mio invio di un curriculum appena laureata, ebbi un forte impatto. Prima di tutto, al colloquio erano presenti il responsabile (che, tra l'altro, conosceva il sacerdote con il quale avevo fatto questa esperienza) e una psicologa. La psicologa si era studiata e sottolineata tutto il curriculum e mi fece domande molto specifiche sulle mie competenze e sulla relazione specifica che avevo avuto con questi utenti (che ovviamente, era piú da "peer" che da operatore). Infine, il responsabile mi espressó la sua riserva sul fatto che io, ancora minorenne, mi fossi anche solo parzialmente implicata in questa attivitá di volontariato (seppur monitorata da persone competenti e serie). Quello che mi dissero é che io non potevo, nonostante la buona preparazione teorica (a quel tempo imperversava Roberto Mazza con il suo modello trigenerazionale della tossicodipendenza, all'universitá ci avevano portato varie volte al SERT di Aosta dove c'era un importante progetto sulla prevenzione, etc.), mettermi a svolgere una funzione educativa cosí d'amblé (ovviamente non mi avrebbero proposto un ruolo da assistente sociale perché, come dice Ugo, il privato sociale non richiede la figura dell'assistente sociale cosí come siamo abituati a pensarla a livello isitituzionale). Mi proposero un anno di tirocinio non retribuito per poi eventualmente valutare (da ambe le parti) se fosse possibile una assunzione.
In seguito ho toccato con mano, lavorando nei distretti socio-sanitari, che questo mondo é davvero tosto e bisogna veramente conoscere le dinamiche e, come dice il collega, corazzarsi per poter reggere il colpo (lo stesso ho sperimentato con i nomadi, ma molto, molto piú "soft", devo dire).
Anche se crescere e maturare professionalmente é una esigenza universale, per cui non consiglierei alla collega futura di precludersi qualcoss e mi orienterei, per esempio, a fare un tirocinio nel settore.
Saluti!


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