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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Chiarimento
MessaggioInviato: dom, 10 apr 2016 - 5:26 am 
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Iscritto il: gio, 24 mar 2016 - 6:04 am
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Salve, sono Oss nominato AdS di due coniugi con disabilità leggera che hanno un figlio con disabili media. Il figlio è stato allontanato dalla famiglia per disagio familiare e ambientale all'età di 9 anni, tutt'ora inserito in comunità alloggio. Fino a un anno e mezzo fa la situazione sembrava l'unica possibile ma da un anno a questa parte c'è stata un'evoluzione che ha molto migliorato la situazione. Si parla di un uomo (il figlio) ormai adulto di 38 anni e dei genitori (padre di 75 anni e madre di 72). I coniugi coabitano con me, che ovviamente li seguo 24 su 24, aiutandoli a conoscere meglio il figlio, il figlio è molto legato anche a me dimostrando di essere per lui "significativo": questo è stato notato dai referenti della struttura che ospita il figlio, dagli operatori, dal' amministratore di sostegno del figlio tanto che ci si rivolge sempre a me per ogni necessità. Il legame parentale, il desiderio di essere famiglia in tutti e tre i soggetti hanno fatto sì che si è manifestata l'esigenza di stare uniti. I genitori, aiutati da me dalla mia presenza in casa, vorrebbero finalmente avere il figlio in casa facendogli frequentare un centro diurno per non isolarlo, cosa fattibile d'accordo anche i responsabili della struttura.
Qui sorge il problema con l'istituzione perché l'assistente sociale blocca la situazione, anzi, impone che il figlio vada a casa dei genitori ogni 15 giorni pur permettendo di visite due pomeriggi la settimana.
capisco che non sia facile dare dei pareri, ma chiedo che potere hanno gli assistenti sociali? È mai possibile che sia accantonato così il lato umano? La soluzione del centro diurno non farebbe risparmiare denaro pubblico? Nonostante l'età dei genitori non si capisce che almeno questi ultimi anni siano importanti per tutti? Su quali teorie si basano le assistenti sociali?
Questi interrogativi mi hanno irritato e non poco tanto che ho già contattato un avvocato il quale mi ha dato la sua disponibilità per una eventuale causa legale invitandomi a cercare di risolvere "amichevolmente" la questione.
L'atteggiamento dell'assistente sociale lo vedo gravemente disumano, arroccato sulle proprie posizioni irrazionali, irrispettoso, privo di intelligenza che porta a uno spreco economico di denaro pubblico ingiustificato.

_________________
Grazie, buon lavoro


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 Oggetto del messaggio: Re: Chiarimento
MessaggioInviato: dom, 10 apr 2016 - 4:09 pm 
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Iscritto il: ven, 04 mag 2007 - 10:22 am
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Caro Gianky,

La inviterei ad usare toni più corretti verso l'assistente sociale in questione, ancorpiù perchè questo ha un compito istituzionale, a maggior ragione se Lei si rivolge ad un portale come questo, dove siamo assistenti sociali.

Anche l'ultima frase, se la rivolge all'interessato, si becca come minimo una querela.

La questione è ESTREMAMENTE SEMPLICE: se si tratta di "portare sotto lo stesso tetto" due genitori ed un disabile (con un passato di allontanamento), tutti e tre in amministrazione di sostegno, occorre che il Giudice Tutelare (e NON l'assistente sociale) decida.

Anzi, se Lei è l'amministratore di sostegno E' SUO COMPITO fare istanza in tal senso.

Nulla osta a che genitori e figli vivano sotto lo stesso tetto. Il Giudice Tutelare, a fronte della richiesta, non fa altro che VERIFICARE LA FATTIBILITA' DELL'IPOTESI. Siccome stiamo parlando di tre persone malate e con oggettive difficoltà a decidere (sono infatti in amministrazione di sostegno), è logico che il Giudice interpelli i Servizi Pubblici per tale verifica.

Non so se mi spiego. Abbassiamo i toni, ritorniamo nella correttezza e seguiamo le azioni che l'Ordinamento prescrive.

Vorrei solo ricordare che l'assistente sociale (come gli psichiatri....in questo caso ci saranno, giusto?) appartiene ad un Ente, hanno una funzione pubblica, valutano secondo metodi precisi e quindi vanno approcciati con rispetto. Non si tratta di "aver paura dell'autorità", semmai di "riconoscere che le Autorità hanno criteri professionali" proprio perchè, in fin dei conti, rappresentano l'interesse delle tre persone interessate.

Ergo, carta e penna, e scriva al Giudice Tutelare.

Buona domenica!

_________________
Ugo Albano

=============================
CONTATTO DIRETTO:
http://digilander.libero.it/ugo.albano


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 Oggetto del messaggio: Re: Chiarimento
MessaggioInviato: dom, 10 apr 2016 - 6:19 pm 
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Iscritto il: gio, 24 mar 2016 - 6:04 am
Messaggi: 3
Località: Venezia
Sig. Albano, non ci sono termini per nessuna querela, se l'italiano ha un senso mi sembra di essere stato chiaro che IO LO VEDO, non significa che LO È. Capisco che non piacciono i toni e so perfettamente quello che devo fare, lo sto già facendo. Non le trasmetto la lettera che ho indirizzato al direttore generale dei servizi sociali altrimenti le si rizzerebbero i capelli in testa.
So perfettamente che i giudici si informano dagli assistenti sociali, se fanno bene il loro mestiere non si informano "solo" dagli assistenti sociali, ci sono ambiti che gli assistenti sociali, pur vedendo non entrano e spesso sono quelli molto più importanti che "salvano" le persone.
Comunque ringrazio, non mi farò più sentire, andrò in altri siti meno "chiusi", meno arroccati sulle proprie difese. Molto più aperti mentalmente.
Scusate, cancellate il mio profilo non sono interessato a far parte di caste:

_________________
Grazie, buon lavoro


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 Oggetto del messaggio: Re: Chiarimento
MessaggioInviato: lun, 11 apr 2016 - 5:03 am 
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Militante
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Iscritto il: sab, 04 apr 2015 - 7:26 pm
Messaggi: 303
Gianky, meno di un mese fa dicevi questo:

Cita:
Mi farò sentire, ho molto da capire e imparare.


Non correre a conclusioni affrettate, non è mai una buona strategia. :D

Se vuoi fare il bene delle persone che assisti, non metterti nella condizione di non essere ascoltato, in primo luogo non ascoltando. Se mostri rispetto per i tuoi interlocutori (l'assistente sociale, il responsabile a cui dici di avere scritto, ecc.) anche le tue posizioni saranno rispettate e tenute in considerazione.
E' pericoloso cercare di fare l'interesse dei tuoi assistiti lottando contro tutto e tutti, questo ti dice il collega.

Da quanti anni convivi con il nucleo in questione? Da quanto conosci la famiglia?
Il tuo progetto assistenziale potrebbe avere un senso, ma deve essere formulato sempre in accordo con gli altri interlocutori. Il mio consiglio è quindi di cercare alleanze per poterlo realizzare, con pazienza ed umiltà.

Aggiornaci, sono curiosa di sapere come evolve!


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