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 Oggetto del messaggio: Bimbi "rapiti" dallo Stato, business da un miliardo
MessaggioInviato: gio, 27 ott 2016 - 6:56 pm 
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Iscritto il: ven, 10 dic 2010 - 3:22 pm
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linko l'articolo che ha ripreso ristretti orizzonti, articolo di Simona Musco su Il Dubbio, il 27 ottobre 2016.

http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di- ... n-miliardo

Nell'articolo si fa riferimento alla situazione italiana e ai casi più gravi successi negli utlimi anni
"30mila ragazzini strappati alle famiglie. Il richiamo dell'Unione europea. In Italia ci sono almeno 30mila ragazzini che sono stati allontanati dalle loro famiglie per i motivi più svariati. Povertà, tossicodipendenze, conflitti di coppia.

Su questo "traffico" è intervenuta la Corte europea dei diritti dell'uomo: "Uno Stato non può legittimamente interrompere il rapporto umano più fondamentale, che è quella tra genitori e figli". Deve essere l'extrema ratio, l'ultima spiaggia. E invece in Italia non è così. "Sono 15 anni che la Cedu stigmatizza il comportamento dell'Italia di recidere il legame tra figli e genitori", dice Anton Giulio Lana, avvocato e professore di tutela europea dei diritti umani, che di casi come questi ne ha seguiti diversi. Lana ha presentato lo scorso 17 giugno una relazione sul tema alla Camera dei deputati, evidenziando l'obbligo dello Stato di non interferire arbitrariamente e, piuttosto, tutelare la vita familiare. Un bilanciamento difficile che ha come obiettivo, sempre e comunque, l'interesse superiore del minore."


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 Oggetto del messaggio: Re: Bimbi "rapiti" dallo Stato, business da un miliardo
MessaggioInviato: ven, 28 ott 2016 - 3:59 am 
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Per fortuna ci sono segnali in controtendenza, come il programma Ministeriale PIPPI che io inserirei in tutti i programmi di studio dei futuri assistenti sociali:

http://labrief.fisppa.unipd.it/pippi/

https://www.youtube.com/watch?v=AqID2FDQw70


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 Oggetto del messaggio: Re: Bimbi "rapiti" dallo Stato, business da un miliardo
MessaggioInviato: mar, 01 nov 2016 - 6:56 pm 
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Iscritto il: sab, 16 gen 2010 - 9:32 pm
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In effetti, quando ero in Italia e lavoravo sui minori, non lo vedevo, ma ora che sono in Spagna e lavoro sempre sui minori, vedo quanto si esagera in Italia. In Spagna l'allontanamento dalla famiglia é veramente l'extrema ratio, é in generale molto difficile che avvenga. Ricordo alcuni allontanamenti decretati dai tribunali italiani che qui non potrebbero essere fatti. Per contro, in Italia si fa ricorso all'affido familiare, mentre qui in Spagna non é sufficientemente diffuso tale strumento e quando si deve allontanare, lo si fa in istituti. La sacrosanta tutela del diritto del minore a mantenere la sua famiglia si origine si trasforma di fatto in istituzionalizzazioni alla nascita che durano fino ai 18 anni, quando poi il minore rientra in famiglia. Per esempio, le adozioni non avvengono alla nascita, si istituzionalizza fino a 2-3 anni per paura che i possibili ricorsi contro l'adozione determinino problemi alla famiglia adottiva. Addiritttura si istituzionalizza quando la madre abbandona il figlio alla nascita (non so bene perché, peró una collega si é molto stupita quando le dissi che in questo caso in Italia il minore, tempo una settimana, é in famiglia adottiva). Durante l'isrituzionalizzazione, il minore mantiene rapporti con la famiglia, spesso va a casa il fine settimana, cosa che é molto diversa dai terribili incontri protetti italiani (per contro, questi incontri protetti in Spagna vengono applicati di default in caso di separazione conflittuale, addirittura quando un padre abbandona il coniuge per un'altra persona!).
Insomma cosa é meglio? Non saprei. A me fa tristezza vedere bambini di pochi mesi in istituto privi di una vera relazione materna (un'educatrice da dividere con altri 6 bambini, per quanto materna possa essere, non é una madre/padre), nello stesso tempo vedo quanto é sano poter mantenere una relazione con la famiglia di sangue, cosa che in Italia, con l'affido, non avviene mai, perché o l'affido é breve, o la famiglia si "appropria" del bambino e, anche pur nella lodevole volontá di tutelarlo, gli impedisce relazionarsi con i suoi genitori. A volte vediamo bambini molto trascurati, e verrebbe spontaneo pensare che la cosa piú tranquillizzante sia toglierli alla famiglia, peró alla fine, nemmeno si puó cambiare la famiglia a tutti. Secondo me la vera svolta sarebbe una PREVENZIONE, rompere quella catena di violenza generazionale responsabile del maltrattamento e della trascuratezza. Se non si ha interiorizzato il padre, non lo si puó fare con il figlio...


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 Oggetto del messaggio: Re: Bimbi "rapiti" dallo Stato, business da un miliardo
MessaggioInviato: mer, 02 nov 2016 - 11:21 am 
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Iscritto il: ven, 04 mag 2007 - 10:22 am
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Mah, io resto sempre allibito (lo dico da giornalista) da certi titoli. Ma come si fa a dire che lo Stato rapisce i bambini e che dietro c'è un business?

Usiamo le parole per come esse devono essere: non sono bambini "rapiti", ma "tutelati". Inoltre chi "rapisce" non è l'Orco cattivo, ma è un Trubunale del nostro Stato, che, in nome del popolo, agisce. Quindi, per cortesia MASSIMO RISPETTO. Vorrei ricordare che dietro una decisione del Tribunale ci sono mesi di indagine, riscontri ed informative, nonchè vagli di Giudici specializzati.

Che poi ci siano pure errori, storture, pure "business", può succedere. Dico però PURE e non "sempre".

Che ci sia bisogno di supportare maggiormente le famiglie in difficoltà invece di recidere il rapporto, quà nessuno lo mette in dubbio. Che ci sia bisogno di una novellazione legislativa nessuno lo nega. Che ci siano abusi da parte di vi lavora, ecco può capitare, ma ciò è l'incidente, non la regola.

Dobbiamo criticare il nostro modo di lavorare, ma non svilire il tutto solo per generalizzazioni che risultano fuorvianti in ogni stato democratico. Si parte dal fatto che ci sono genitori incapaci di farlo, che lo diventano solo per fatto genitale e quindi è segnale di civiltà che lo Stato se ne prenda cura. Anzi, il vero problema in Italia è che i Giudici NON RECIDONO i rapporti tra questi figli ed i loro genitori naturali, costringendo questi piccoli a mantenere (tramite anni di incontri protetti) rapporti che, anche se tristi, restano significativi, tant'è che poi, da grandi, ripercorrono lo stesso copione dei genitori.

Il VERO PROBLEMA è che, se esplodono queste notizie esagerate, chi sa e conosce queste storie di cattiva genitorialità sta zitto. Se per tutela dei piccoli, sul singolo caso, i professionisti DEVONO star zitti, a livelli generali è invece necessario parlare. Stare zitti su fenomeni di cattiva genitorialità NON vuol dire fare il bene dell'infanzia del nostro Paese.

Saluti!

_________________
Ugo Albano

=============================
CONTATTO DIRETTO:
http://digilander.libero.it/ugo.albano


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